Nel 1991 uccise i genitori, ma dopo aver scontato 22 anni di carcere Pietro Maso ha trovato la fede, trovando anche la comprensione di Papa Francesco. Lo racconta lo stesso Maso in un’intervista al settimanale Chi, in uscita domani 20 gennaio, che ha diffuso un’anticipazione della lunga conversazione.

Dopo l’efferato delitto arriva il pentimento: questa pare essere la storia di quello che è stato un ragazzo veronese il cui disagio lo ha portato all’omicidio del padre e della madre, aiutato da tre complici. Nel 2013 Maso è uscito definitivamente di prigione, dopo che gli era stata concessa la semilibertà per buona condotta: già 10 anni fa, dietro le sbarre, dichiarava di chiedere perdono al Signore, rivolgendosi al vescovo di Vicenza.

Poco dopo essere stato rimesso in libertà l’uomo scrive a Papa Francesco per confidarsi: “Io ero il Male. Eppure Papa Francesco ha avuto compassione di me. Gli ho scritto una lettera che gli è stata consegnata dal mio padre spirituale, monsignor Guido Todeschini. E dopo pochi giorni il Papa mi ha telefonato. Lui e don Guido sono persone sante”.

Nella missiva inviata al Pontefice Maso chiede solo un’intercessione religiosa per sé e i propri conoscenti che lo hanno accolto: “Chiedo scusa per quello che ho fatto, chiedo preghiere per i miei colleghi di lavoro che mi hanno accettato nonostante quello che ho fatto, chiedo una preghiera per chi opera per la pace”.

È l’incipit del memoriale che Maso ha affidato a Chi, che prosegue con la cronaca di quella telefonata decisiva: “Erano le dieci del mattino e suona il telefono. Ero con Stefania, la mia compagna, rispondo e sento: ‘Sono Francesco, Papa Francesco’. Preso dall’emozione dico ad alta voce: ‘Santità’.”

Maso poi si dilunga anche sull’atroce delitto, ribaltando un assunto delle cronache, ovvero il movente legato all’eredità dei genitori: “Non ho ucciso i genitori per soldi, perché i soldi li avrei avuti lo stesso. Dissi che il motivo erano i soldi perché nel momento in cui abbiamo commesso l’omicidio un mio amico si era fatto fare un prestito ed eravamo sotto con i soldi.”

Quella di Pietro Maso sarebbe la storia di un disagio psichico che avrebbe radici profonde e che non sarebbe stato compreso a sufficienza dai genitori: “Ho tentato altre volte di uccidere i miei genitori, tentativi andati a vuoto di persone matte, ma non ho mai pensato di uccidere per i soldi. Io sono stato tanto malato da piccolo e i miei mi dicevano: ‘Non andare a lavorare perché sei malato, non uscire perché sei malato, pensiamo a tutto noi’. È come essere gay e i tuoi non lo sanno. Ti vedono diverso, hai 13, 14 anni e stai male e non capisci perché. Non ne puoi parlare liberamente, perché i tuoi non vogliono. Allora stai in casa e soffri. Ecco forse questo disagio potrebbe essere la risposta a ciò che ho fatto”.