E’ proprio il caso di dirlo: non ha perso un secondo, Pietro Mennea, per tutta la sua vita. Centinaia di metri macinati correndo, fino all’oro olimpico del 1980 a Mosca. I suoi record sportivi sono leggenda, un po’ meno conosciuti, ma altrettanto prestigiosi, queslli conseguiti fuori dalle piste, da cui si è ritirato nel 1981.

Cominciamo dalle lauree, ben 4. La prima è in Scienze politiche, arriva a 28 anni, nel 1980, sul finire della carriera sportiva. Ad indirizzarlo verso quel tipo di studi, fu Aldo Moro, morto 2 anni prima per mano delle Br, che Mennea aveva conosciuto quando il presidente della Dc era ministro degli Esteri. Nel 1989 si laurea in Giurisprudenza, nel 2002 in Scienze dell’educazione motoria e l’anno seguente  in Lettere Moderne. Nel 1975, invece, consegue il diploma all’Isef. Segue, anche, una serie di corsi di specializzazione, all’università Bocconi di Milano e alla Luiss di Roma.

Iscritto a 5 albi professionali: Commercialisti, Avvocati, Giornalisti (pubblicista), Agenti di calciatori e Revisori contabili, ha esercitato come commercialista, abilitazione conseguita all’ateneo di Salerno, come avvocato civilista, specializzato in Diritto fallimentare, societario, tributario e sportivo. Tra gli anni accademici 1996/1997 e 2006/2007, ricopre diversi incarichi accademici all’Isef dell’Aquila e di Napoli, all’università di Chieti, Salerno, Milano, Padova e Roma.

Incapace di stare con le mani in mano, verrebbe da dire con i piedi fermi, Mennea intraprende, anche, la carriera politica. Nel 1999 viene eletto deputato europeo nelle liste dell’Italia dei valori, poi con Forza Italia. Nel 2004 perde il seggio, candida dosi con Pri-Partito della bellezza di Vittorio Sgarbi, con il quale riceve solo 4.000 preferenze. Durante la sua permanenza a Strasburgo, Pietro Mennea è membro delle commissioni Cultura, Gioventù, Istruzione, Mezzi d’informazione e Sport; Ambiente, Sanità pubblica e Politica dei consumatori. Vicepresidente della Delegazione per le Relazioni con i Paesi del Mashrek e gli Stati del Golfo; sostituto delle Delegazione alla Commissione Parlamentare Mista UE-Malta e membro della Delegazione per le Relazioni con i Paesi dell’Europa Sudorientale.

Autore di una dozzina di volumi che spaziano dallo sport al diritto, dai suoi ricordi di sportivo al lavoro di europarlamentare, uomo dalle mille risorse si dedica, anche, al volontariato, dando vita, nel 2006, alla Fondazione Pietro Mennea. Sono 2 le mission della onlus, creata insieme alla moglie: sostegno economico a progetti di ricerca medico-scientifica, donazioni e assistenza ad associazioni culturali e sportive o a enti caritatevoli; promuovere i valori dello sport, contrastando la piaga del doping.

Non solo le medaglie sportive ma, anche, onorificenze civili: Commendatore Ordine al merito della Repubblica italiana, 1979 e Grande Ufficiale Ordine al merito della Repubblica italiana, 1980, ricevute entrambe dalle mani di Sandro Pertini. Nel 2000, un’interrogazione parlamentare mette fine alla querelle di Mennea con l’Università dell’Aquila, dando ragione a quest’ultima. Il velocista risulta primo in graduatoria nel concorso per una cattedra a contratto di Sistematica, regolamentazione e organizzazione dell’attività agonistica, facoltà di Scienze motorie, ma il ruolo è incompatibile con quello di europarlamentare. Mennea deve scegliere ma chiede all’ateneo un periodo di aspettativa, come per i contratti di ruolo, che gli viene negato. Anche dal secondo governo Amato.

Circa un anno fa, viene inaugurata Pietro Mennea Station, fermata dello metropolitana londinese di Kensington High. Negli States, invece, se lo ricordano per aver seguito, nel 2010, la class action di risparmiatori italiani coinvolti nel crac della Lehman Brothers, con il suo studio legale romano, in società con la moglie Manuela Olivieri, anche lei avvocato.

Sembra che Pietro Mennea abbia vissuto tutta la vita con il fiato sul collo, cercando di realizzare ogni sua ambizione. Se n’è andato questa mattina, a 60 anni, per un tumore, pare al Pancreas. Questa volta, la Freccia del sud, come era soprannominato, non ce l’ha fatta, la malattia è stata più veloce di lui.