“La notizia dovrebbe riempire di gioia ma se le ossa risultassero di Emanuela è come se fosse morta oggi, queste le parole di Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che ha commentato così il ritrovamento di alcune ossa – probabilmente di due persone di cui una sarebbe una donna – all’interno della Nunziatura apostolica a Roma. “Se questa è la verità è importante che esca. Voglio sapere perché Emanuela si trovava in quel posto e chi ce l’ha portata” ha tuonato il fratello nel corso della registrazione della puntata di “Porta a Porta”.

Pietro Orlandi si è sempre battuto per la sorella Emanuela, sparita nel nulla in circostanze misteriose. Ha sempre chiesto verità e giustizia denunciando anche un fatto assai inquietante: una presunta telefonata dei rapitori in Vaticano la sera stessa della scomparsa. Le sue dichiarazioni:

Noi siamo sempre stati convinti che la prima telefonata dei rapitori fosse stata il 5 luglio, cioè dopo che Giovanni Paolo II aveva già lanciato un appello per Emanuela. Invece la prima telefonata è arrivata il giorno stesso della scomparsa di Emanuela. Emanuela è scomparsa alle 19 e 15 circa, tra le 20 e le 21 è arrivata la prima telefonata, prima al centralino poi alla sala stampa vaticana dove annunciavano il rapimento di Emanuela e dicevano di voler parlare con la segreteria di stato. Noi in quel momento neanche sapevamo che cosa fosse successo a Emanuela mentre in Vaticano già sapevano che c’era stata questa chiamata e l’hanno nascosto fino ad oggi. Mi domando perché, questi elementi potevano essere importanti già all’epoca e questo fa capire anche perché Giovanni Paolo II nell’appello del 3 luglio parlò subito di ‘responsabili’ e fece riferimento ai rapitori, perché già avevano avuto contatti la sera stessa.

E infine:

Mi sono sempre chiesto, ma possibile che avvisano il Papa per una ragazza che ha fatto tardi a casa? E invece una risposta ce l’ho adesso, perché loro già sapevano di questa telefonata.