L’ultimo trimestre dell’anno passato registra una crescita zero per il Pil. Le anticipazioni erano arrivate a metà febbraio e ora l’Istat conferma i dati diffusi qualche giorno fa – l’unica modesta rettifica riguarda il ribasso rispetto all’ultimo trimestre del 2013: nella stima flash fornita a metà febbraio, la variazione era del -0,3%, ora è stata corretta al -0,5%.

Il Pil italiano nel 2014 è diminuito dello 0,4% rispetto a dodici mesi prima, e nel quarto trimestre del 2014 siamo ritornati allo stesso trimestre del 1999 – siamo quindi arrivati al minimo degli ultimi 15 anni. La variazione acquisita del Pil italiano per l’anno in corso è del -0,1%.

Il dato finale è stato corretto per tenere conto del calendario – lo scorso anno ci sono state due giornate lavorative in meno rispetto al 2013. Il quarto trimestre 2014 rappresenta il secondo stop alla recessione dopo il +0,1% del terzo trimestre del 2013.

Le previsioni per il Pil dell’Italia nei primi tre mesi del 2015 sono positive: nei giorni scorsi il nostro istituto statistico ha stimato un segno più pari allo 0,1% – ma preferiamo aspettare i dati definitivi, perché in più di un’occasione hanno riservato delle sorprese.

Il nostro istituto statistico ha anche registrato la lenta risalita della spesa delle famiglie. Nell’ultimo trimestre dell’anno passato ha registrato un aumento minimo (+0,1%) sul trimestre precedente – mentre la crescita in confronto a 12 mesi fa è più consistente: +0,5%. Secondo l’Istat rappresenta il sesto dato positivo per questo indicatore in termini congiunturali – ovvero rispetto all’anno precedente.

Di tenore diverso rispetto al dato sulla spesa delle famiglie è l’indicatore dei consumi della Confcommercio: a gennaio i consumi sono rimasti invariati rispetto al mese precedente, mentre nei confronti di gennaio 2014 siamo ad un -0,2%. Un valore che rappresenta un’attenuazione se paragonato al -0,3% del mese di dicembre, ed al -3,2% di tutto il 2013.

Per questo Confcommercio ha scritto in una nota che l’indicatore mostra “una modesta tendenza al miglioramento“. La fase più acuta della crisi sarebbe quindi passata, mentre il quadro complessivo resta “ancora troppo debole per garantire in tempi ragionevoli il ritorno dei consumi sui valori, già depressi, di fine 2012“.