Lo strappo era evidentissimo da tempo, e più volte sottolineato dal diretto interessato, e pertanto non si può certo dire che la decisione di Pippo Civati di abbandonare il Pd sia arrivata come un fulmine a ciel sereno.

Tuttavia le modalità con cui è avvenuto l’abbandono sono significative: ieri infatti il leader di una delle frange “ribelli” del Partito Democratico non ha votato la fiducia al governo Renzi nell’ambito dell’approvazione dell’Italicum, manifestando i propri dubbi intorno a una permanenza nel gruppo.

Oggi è arrivato infine l’addio al gruppo della Camera, con una dichiarazione rilasciata all’Ansa: “Esco dal gruppo del Pd. Per coerenza con quello in cui credo e con il mandato che mi hanno dato gli elettori non mi sento più di votare la fiducia al governo Renzi.

Proprio ieri Matteo Renzi, durante un incontro a Bolzano aveva ribadito a un manifestante di voler mantere i rapporti con Civati: “Siamo per tenere tutti dentro”. Parole che non erano piaciute all’ex sodale di Renzi, che aveva ribadito di non poterne più “di fare il cagnolino e, alla fine, sentirmi anche deriso da chi dice ‘Viva Civati’. Ma scherziamo?

I due hanno vissuto insieme le prime fasi della nascita del Pd, sin dal 2010 con l’inaugurazione della Leopolda, per poi sfidarsi alle primarie del partito nel 2013, consultazioni da cui Civati era uscito terzo dopo Cuperlo.

L’abbandono avviene in solitaria e per ore le ipotesi in campo sembrano essere due: la formazione di un gruppo misto con alcuni deputati in rotta con Sel oppure un’entrata nel partito di Nichi Vendola.

A questa proposta il coordinatore nazionale del partito Nicola Fratoianni si è detto apertissimo: “Siamo pronti a discutere con Civati e dare vita al più presto ad una forza politica in grado di dare voce alle tante distanze dal Pd che sono vicinanze per Sel. Siamo pronti a mettere in discussione l’assetto dei nostri gruppi parlamentari e del partito perché sappiamo che oggi è il tempo per costruire una risposta”.

Sul suo blog Civati ha giustificato la sua decisione con un lungo paragone con la vita dell’inventore Nicola Tesla, per poi arrivare al nocciolo della questione, che non risparmia parole forti nei confronti di Renzi: “A un certo punto, senza preavviso, è semplicemente capitato che un giorno alcune persone con cui pensavamo di aver condiviso questa visione hanno cambiato idea. Hanno promosso e approvato – senza voler parlare di leggi elettorali, riforme del lavoro e della costituzione – cementificazioni e trivellazioni, e ce li siamo trovati in tv a deridere le ragioni di chi difende l’ambiente o crede che il futuro passi attraverso soluzioni differenti.