Ammetto di pensare che ogni tanto io abbia la nuvola di Fantozzi proprio sopra la mia testa. Non si spiegherebbero altrimenti alcune piccole coincidenze che mi accadono.

L’ultima: influenza iniziata ad un giorno dall’inizio del Pitti, manifestazione fiorentina che amo da sempre nonostante non possieda più la prestigiosa aurea di una volta.

Non è finita: ad oggi non sono ancora guarita perciò salto Pitti e Milano Moda Uomo (scopri qui le ultime novità della moda maschile) “a pié pari”.

Inviti, accrediti, mail, telefonate che rimangono lì e io che me ne devo fare una ragione essendo costretta a rimanere ostaggio delle multinazionali farmaceutiche ancora per diverso tempo.

Per fortuna, penso, c’è il web e grazie a tutti i contatti social che ho potrò seguire “live” ciò che viene esposto a Firenze proprio come hanno fatto gli altri con me quando ero io a Giugno 2013 a fare la parte da inviata per Leonardo.it e a postare minuto per minuto collezioni, brand, stand e nuove tendenze.

Non faccio in tempo a dirlo che una valanga di selfie si rovescia nella rete. Selfie: da soli, con personaggi più o meno famosi (stendiamo un velo pietoso anche qui), di gruppo. Sempre ed esclusivamente selfie dove a malapena si riesce a vedere e capire il luogo dello scatto. Della serie “io ci sono, sono qui, guardatemi e chissenefrega della moda, del made in Italy (scopri la storia di Andrea Silla) , della crisi, dei nuovi talenti e delle collezioni che hanno bisogno di circolare in rete, di essere viste, di essere condivise”. E comprate, ovvio.

Non voglio criticare il selfie, ci mancherebbe, io me ne faccio tantissimi quindi ben venga questa “nuova” tendenza: parlo di presenziare ad eventi seri solo per scattarsi foto con il blogger famoso (nel migliore dei casi) e postare esclusivamente quello. Nient’altro.

Ho visto un numero sempre maggiore di persone che nei primi giorni del Pitti ha postato solo ed esclusivamente selfie, niente più. Eventi, stand, look, pezzi unici, sfilate? Nada, “ho fatto tanto per essere qui e mò vi beccate il mio faccione in tutte le salse”.

Naturalmente questa cosa succede anche agli appuntamenti più importanti della moda donna a Milano come a Settembre 2013 quando (farò un unico esempio) uscendo dalla sfilata del brand JO NO FUI, ho visto ragazze entrare e farsi l’autoscatto sotto la scritta JO NO FUI per dire “io c’ero, credetemi, io c’ero”.

Basita, ho provato ad esternarne la mia disapprovazione e mi è stato risposto che è normalissimo, che sono io l’alieno, che devo adeguarmi al sistema.

Per carità. Per me il “sistema” moda è e sarà sempre quello delle notti passate ad ultimare le ultime collezioni che devono uscire, delle foto che fanno il giro della rete per la bellezza di un paio di scarpe, delle interviste ai designer che con passione e trasporto ti raccontano come hanno concepito il loro mood, delle foto su Instagram che fanno vendere un’intera collezione.

Il web 2.0 ed i blog che aiutano la moda (io la vedo così). Non la moda che aumenta l’egocentrismo.

ps. per fortuna ci sono anche persone che ai propri selfie hanno aggiunto tantissimo materiale di sfilate, collezioni e capi unici nel loro genere.

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(ph: photophin)