Gli apprezzamenti su Gabriel Garko sono costati cari al pm Barbara Bresci. Il pubblico ministero della Procura di Imperia si è infatti vista sottrarre l’inchiesta sull’incendio scoppiato in una villetta di Sanremo in cui alloggiava il noto attore. Un incidente occorso il 1° febbraio 2016, costato la vita all’anziana proprietaria della villa Maria Grazia Gugliermetti.

Il pm è finito nel mirino del procuratore capo Giuseppe Geremia per aver pubblicato numerosi commenti sull’avvenenza di Gabriel Garko sui social network, a seguito del sopralluogo nella villa. Tra gli apprezzamenti ritenuti inopportuni dai vertici della Procura figurano: “Quanto era bello Garko!” e diversi scambi di battute con alcune amiche: “Ti sei rifatta gli occhi? Lo hai guardato anche per me?” a cui il pm ha risposto affermativamente a poche ore dalla tragedia.

La Bresci si è inoltre accalorata quando sui giornali di gossip è tornata alla ribalta la presunta omossessualità di Garko. Il pm ha detto la sua, sostenendo l’infondatezza delle voci. Potrebbe sembrare un normale scambio di opinioni con dei contatti di Facebook, ma la Procura di Imperia è convinta che un magistrato titolare di un’inchiesta debba astenersi da apprezzamenti sulle persone coinvolte per non danneggiare il decoro dell’istituzione giudiziaria. Garko è infatti parte lesa e testimone nell’inchiesta sull’incendio che era stata affidata alla Bresci.

Caso Garko: pm presenta ricorso per riavere l’inchiesta

L’inchiesta sull’incendio scoppiato nella villa di Sanremo è stata assegnata al procuratore aggiunto Maria Grazia Pradella, che ha assunto da poco l’incarico nella Procura di Imperia. Il pm Barbara Bresci non ha accettato passivamente la decisione del procuratore capo e ha presentato ricorso contro il provvedimento, sostenendo che esprimere le proprie opinioni è un diritto.

Il ricorso sostenuto dal pm Roberto Cavallone per ora non ha ottenuto l’esito sperato. La sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura a marzo ha infatti deciso di aprire un procedimento che stabilirà se il magistrato ha o meno violato l’obbligo di continenza.