Vittoria della destra, ma sopratutto sconfitta totale della sinistra: questi i risultati delle elezioni in Polonia. Il vero trionfatore è l’ex primo ministro Jaroslaw Kaczynski, il leader del partito Diritto e giustizia, conosciuto per il suo slogan “Il Paese ha bisogno del cambiamento”: a formare il nuovo governo polacco sarà la sua delfina, Beata Szydlo.

Con il suo 39,1% dei voti raccolti, Diritto e giustizia non avrà bisogno di alleanze per formare una maggioranza solida e stabile. Un’evenienza che preoccupa non poco i rappresentanti della sinistra europea, dato che il partito è noto per le sue posizioni ultranazionaliste, antieuropeiste e che durante la campagna elettorale ha cavalcato posizione populiste contrarie sopratutto ai fenomeni migratori.

Difficile pensare a un’opposizione serrata in parlamento, dato che per la prima volta dal 1989 nella Polonia post-comunista nessuna forza politica di sinistra è riuscita a superare la soglia di sbarramento (almeno stando alle ultime proiezioni). In seconda posizione nelle elezioni il partito di centro Piattaforma civica del premier uscente, Ewa Kopacz, che ha raccolto il 23,4% dei consensi. Terzo posto per Kukiz, il partito anti-sistema fondamento dall’omonima rock star, votato dal 9% degli elettori.

La Polonia cambierà dunque volto e i più forti scossoni riguarderanno l’atteggiamento del Paese nei confronti dell’Europa: inevitabilmente verranno tradite le ultime decisioni riguardanti l’accoglienza dei migranti, in quanto Kaczynski si è detto contrario all’incremento dell’immigrazione e ha più volte parlato di un “rischio epidemie”, in questo supportato dal capo di Stato, Andrzej Duda.

Il partito è anche contro l’adozione dell’euro, mentre Kaczynski, che governa nell’ombra pur non avendo alcun incarico ufficiale (“Non sono il presidente e non farò il premier, ho capito che il partito con me candidato è senza speranze“, avrebbe affermato) sembra propenso ad accettare la presenza di più basi Nato nel Paese.

Tra le promesse elettorali che Diritto e giustizia dovrà mantenere ci sono un bonus di 125 euro al mese per ogni secondo bambino, la distribuzione di medicine gratuite per i pensionati, l’abolizione della riforma proprio del sistema pensionistico e l’innalzamento delle tasse per banche e grandi gruppi operanti in Polonia.