In Polonia si è riaperto l’ormai decennale dibattito intorno alla figura di Lech Walesa, fondatore di Solidarnosc e premio Nobel per la pace nel 1983.

Di recente infatti l’ex presidente della Polonia è stato nuovamente accusato di essere stato un informatore delle autorità durante il regime comunista, ben prima di fondare il movimento supportato segretamente dalla CIA. A dare forza alle insinuazioni, dalle quali Walesa era stato assolto da una corte speciale nel 2000, ci sarebbero alcuni vecchi documenti arrivati nella mani dei procuratori che si occupano del caso.

L’iniziativa è partita dall’Istituto Nazionale della Memoria – ovvero il Instytut Pamięci Narodowej – Komisja Ścigania Zbrodni przeciwko Narodowi Polskiemu – che si occupa dei crimini commessi contro la nazione polacca, in particolar modo in epoca nazista e comunista, ovvero nella metà di secolo che va dal 1939 al 1989.

Una portavoce dell’istituto ha infatti affermato che sono stati sottoposti ad analisi alcuni documenti rivenuti nella casa dell’ex generale Czeslaw Kiszczak, ultimo Ministro dell’Interno del regime comunista.

In questi fogli, che la vedova aveva tentato di vendere all’Istituto per una somma pari a circa 20mila euro – e che sono stati sequestrati dalle autorità come documenti storici – sarebbero nascoste rivelazioni prezioso riguardo all’informatore segreto delle autorità dell’epoca noto come Bolek, un nome in codice che sarebbe stato assegnato a Walesa. Le lettere, scritte a mano o vergate a macchina, saranno vagliate accuratamente per verificarne l’autenticità e il contenuto.

Nel 2012 Walesa si era difeso con sdegno dalle medesime accuse che hanno iniziato a prendere piede sin dal 1992, decisamente infamanti per colui che aveva creato Solidarnosc, entità fondamentale per la caduta del comunismo in Polonia. Il politico aveva ammesso di aver avuto contatti con la polizia segreta, ma solo per sviare la loro attenzione e fingere di voler collaborare. Ma a Walesa sarebbe stato anche contestata la supposta rimozioni di documenti compromettenti dall’archivio statale proprio allo scopo di coprirsi le spalle.