In occasione della mostra Mito e Natura, approdata a Napoli dopo il successo della tappa milanese, a Pompei tornano visibili cinque importanti domus, da tempo chiuse al pubblico. In contemporanea, al Museo Archeologico di Napoli, da oggi apriranno i giardini interni, sistemati ispirandosi al mondo romano, e verranno esposte opere rare, quali la lastra della “Tomba del tuffatore” da Paestum, per la prima volta visibile in un luogo diverso da quello di provenienza, oltre ad affreschi, mosaici, argenterie e gioielli, statue, terrecotte e vasi, che danno il senso di come la natura venisse percepita dagli antichi.

Una concomitanza di eventi culturali che rientrano tuttavia nell’ambito di un unico progetto, facente capo alla  mostra “Mito e Natura. Dalla Grecia a Pompei”, visitabile da oggi, mercoledì 16 marzo, fino al 15 giugno 2016, e addirittura per tutta l’estate per quanto riguarda l’allestimento presso il Museo Archeologico di Napoli. La mostra, precedentemente ospitata a palazzo Reale, metterà a disposizione dei visitatori la bellezza della natura e l‘intervento dell’uomo, articolando il suo percorso tra i cortili dell’Archeologico e i giardini delle Domus restaurate. In particolare, le antiche dimore riportare all’originario splendore sono:

  • La Casa di Octavius Quartius, circondata dagli ampi giardini che ospitano gli affreschi del doppio suicidio d’amore di Piramo e Tisbe e del Narciso che si specchia nelle acque: una domus che occupa un’intera insula tra l’Anfiteatro e via dell’Abbondanza.
  • La Casa della Venere in conchiglia, sul cui fondo emerge la pittura della Dea sul mare con affianco una statua di Marte.
  • Il complesso di Giulia Felice, una sorta di albergo con impianto termale, un vasto giardino e porticato con colonne quadrate in marmo (chiusi al pubblico dagli anni Ottanta).
  • La Casa del Frutteto, su via dell’Abbondanza, nota per i suoi affreschi da giardino e per l’atrio decorato con mosaico in bianco e nero e da un bel tavolo in marmo su colonna.
  • La Casa di Marco Lucrezio, sulla via Stabiana, che stregò Pablo Picasso e Léonide Massine, immortalati in quello stesso giardino dal fotografo Jean Cocteau nel 1917.

Apriamo così – ha spiegato il soprintendente di Pompei, Massimo Osanna – un percorso che parte dall’anfiteatro, alla scoperta di giardini riallestiti con copie di statue e arredi”. I giardini sono stati ricostruiti in maniera filologica – continua Massimo Osanna – seguendo sia le indicazioni che venivano dalla paleobotanica, sia quelle documentali, ma abbiamo mantenuto anche in parte la risistemazione voluta in alcuni di essi da Amedeo Maiuri“.

Le Case saranno aperte per la mostra, ma resteranno fruibili con un programma di rotazione che stiamo definendo in questi giorni. Con le 5 nuove case aperte – ha sottolineato Osanna – che si aggiungeranno alle 6 che abbiamo aperto recentemente, e a tutte quelle che sono già visitabili, non c’è mai stata a Pompei una possibilità di visita così ricca”.

Per l’occasione, il direttore della Soprintendenza ha inoltre disposto l’esposizione dei resti di cibo e frutta carbonizzati dalla lava del Vesuvio, nella tragica notte che fece di Pompei un tesoro archeologico di inestimabile valore. Gli straordinari reperti verranno esposti all’interno della piramide che fino a gennaio ha ospitato i calchi. Per quanto riguarda invece le 5 domus, queste sono state restaurate sia nella parte architettonica sia in quella decorativa nell’ambito del Grande Progetto Pompei.