La Corte dei Conti, attraverso la Guardia di Finanza, ha disposto il fermo conservativo di beni per quasi 6 milioni di euro, nei confronti di Marcello Fiori, ex commissario della Protezione Civile e direttore straordinario degli Scavi di Pompei dal 2008 al 2010. Il provvedimento è scattato questa mattina, a conclusione di un’inchiesta della Procura Regionale della Corte dei Conti per la Campania. Nell’arco di questi due anni, attraverso ordinanze, vennero infatti usate negli scavi risorse per 79 milioni di euro, fondi che avrebbero dovuto essere tutti impiegati per la messa in sicurezza e salvaguardia dei monumenti, mentre la gestione di Fiori, si apprende oggi, fece lievitare soprattutto gli investimenti in promozione e in eventi.

All’ex commissario delegato per l’emergenza degli scavi archeologici di Pompei viene dunque contestato un danno patrimoniale pari a 5.778.939,05 euro. Al centro dell’attività investigativa, i lavori complementari realizzati nel 2010 per la fornitura di attrezzature per spettacolo e per l’allestimento scenico del Teatro Grande di Pompei, “esorbitanti rispetto all’obiettivo di messa in sicurezza, conservazione e restauro del patrimonio del sito archeologico”.

Insieme a Fiori sono stati indagati anche gli alti dirigenti del ministero dei Beni Culturali che componevano la Commissione di indirizzo a cui era affidato il compito di approvare il piano degli interventi e di assicurarne la congruità rispetto all’obiettivo della messa in sicurezza e salvaguardia dell’area. La procedura della Corte è ora aperta quindi anche per l’ex capo di gabinetto Salvatore Nastasi, il Soprintendente Stefano De Caro, la funzionaria Jeannette Papadopoulos, il professor Raffaele Tamiozzo, il dirigente della Regione Campania Maria Grazia Falciatore, l’architetto Roberto Cecchi, il ricercatore universitario Bruno De Maria e l’architetto Maria Pezzullo, funzionario della Regione Campania.

L’intera vicenda trae origine dal decreto del presidente del Consiglio del 4 luglio 2008 che, in considerazione dei numerosi crolli verificatisi e del grave pericolo in atto nell’area archeologica di Pompei, dichiarò, fino al 30 giugno 2009, lo stato di emergenza, successivamente protrattosi fino al 30 giugno 2010. Le Fiamme Gialle di Torre Annunziata sottolineano quindi in una nota come l’ntervento per l’allestimento scenico del Teatro Grande, “tra l’altro effettuato senza gara“, è avvenuto “in violazione delle disposizioni emergenziali che imponevano al Commissario delegato l’attuazione delle misure dirette alla messa in sicurezza e salvaguardia dell’area archeologica“, tra cui la realizzazione di “opere di manutenzione ordinaria e straordinaria occorrenti per impedire il degrado dei beni archeologici e consentire la piena fruizione ai visitatori, senza alcun riferimento a interventi relativi all’allestimento di strutture o acquisto di attrezzature mobili per spettacoli teatrali“.

La vicenda ha dato origine anche a pregresse indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata per le ipotesi di abuso d’ufficio, frode nelle pubbliche forniture e truffa ai danni dello Stato. Il rinnovamento del teatro infatti, affidato per 449mila euro, arrivò a costare alla fine più di quattro milioni di euro.