Tanti anni, tante idee, le proteste degli ambientalisti e il consiglio dei ministri che non concede altre proroghe. Il decreto in questione, dal primo marzo, farà perdere efficacia giuridica ai contratti con il consorzio capitanato da Impregilo per l’opera voluta da Silvio Berlusconi. E il sogno del ponte sullo stretto di Messina (nella foto by InfoPhoto una manifestazione), dunque, rimane tale.

Un’altra questione tutta italiana. Possibile che un paese che ha solo due isole grosse (Sicilia e Sardegna) non riesca a costruire un ponte di qualche chilometro per unire due lembi di terraferma? Possibile, a quanto pare. Ora ci si sono messi gli ambientalisti, che con il loro niet hanno di fatto bloccato il nuovo progetto costringendo il governo uscente ha non dare alcuna proroga. Il decreto alle spalle, dall’1 marzo, farà perdere efficacia giuridica ai contratti stipulati per realizzare l’opera voluta da Silvio Berlusconi. Una nota di Palazzo Chigi fa sapere che è tramontata “la trattativa tra la società Stretto di Messina spa e il Contraente generale”, cioè Eurolink, azienda formata da Impregilo, Sacyr (Spagna), Condotte d’Acqua, Cmc di Ravenna, Ishikawajima-Harima Heavy Industries (Giappone), Aci scpa.

Il ministro Passera precisa che “è receduto dal contratto lo scorso novembre e, in seguito, ha impugnato di fronte al Tar del Lazio la nota con cui Stretto di Messina Spa si opponeva al recesso”. Ora ci sarà da valutare quanto costeranno le penali previste dagli accordi: si parla di una cifra compresa tra i 300 e i 500 milioni di euro.