Non c’è nulla di ufficiale nelle parole di Matteo Renzi, eppure anche un’affermazione banale come quella di oggi, riguardante la possibilità di riprendere in mano il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, ha immediatamente scaldato gli animi.

Il premier, a Milano per celebrare i 100 anni del gruppo Salini, ha lanciato la sua sfida all’amministratore delegato del gruppo, Pietro Salini: “Bisogna completare il collegamento tra Napoli e Palermo, un’operazione che porti 100mila posti di lavoro e serva a togliere la Calabria dall’isolamento e ad avere la Sicilia più vicina. Se siete in condizione di sbloccare le carte e sistemare quello che è fermo da 10 anni, noi ci siamo”.

L’invito a riaprire il discorso sulla grande opera accarezzata a lungo dal governo Berlusconi ha provocato un certo trambusto, per quanto non fosse affatto inedito, e ha già raccolto l’adesione entusiasta del suo interlocutore. Salini infatti ha dichiarato che per poter pensare realisticamente all’ipotesi del Ponte sullo Stretto in un arco di sei anni bisogna “riprendere le discussioni con le Ferrovie dello Stato e l’Anas che sono i principali stackholders di questo progetto” e preoccuparsi essenzialmente di “rendere l’opera il meno impattabile possibile sui costi dello Stato.”

Anche l’Anas, proprietaria della società Stretto di Messina, ha risposto alle parole di Renzi attraverso il suo presidente Gian Vittorio Armani: “Se e quando il governo ce lo chiederà siamo pronti a riavviare l’opera, soprattutto ora che a dicembre sarà terminata la Salerno – Reggio Calabria. Il progetto va esaminato soprattutto alla luce dello sviluppo dell’alta velocità nel Mezzogiorno verso Palermo e del recupero del gap infrastrutturale del Sud. La cosa importante però è che poi, una volta deciso cosa fare, non si torni più indietro. Il Paese non se lo può permettere”.

Il rilancio del Ponte sullo Stretto era in realtà un punto nel più ampio discorso pronunciato dal premier in cui questi illustrava la propria ricetta per il rilancio dell’Italia: investimenti sulla banda larga, sviluppo di uffici tecnici per sbloccare i cantieri, semplificazione della burocrazia, e ovviamente investimenti sulle grandi opere e le infrastrutture.