Depositando le motivazioni della sentenza con cui il 4 dicembre ha dichiarato illegittima l’attuale legge elettorale, soprannominata Porcellum, la Corte costituzionale ha sottolineato alcuni criteri fondamentali di cui la classe politica dovrà tenere conto.

Innanzitutto le camere sono legittime (foto by InfoPhoto), come si legge nelle 26 pagine di motivazioni depositate nella tarda serata del 13 gennaio: “Le elezioni che si sono svolte in applicazione anche delle norme elettorali dichiarate costituzionalmente illegittime costituiscono, in definitiva, e con ogni evidenza, un fatto concluso, posto che il processo di composizione delle Camere si compie con la proclamazione degli eletti“. Inoltre “La sentenza non tocca in alcun modo gli atti posti in essere in conseguenza di quanto stabilito durante il vigore delle norme annullate, compresi gli esiti delle elezioni svoltesi e gli atti adottati dal Parlamento eletto“. Cade dunque la logica usata come pretesto dal Movimento 5 stelle per chiedere nuove elezioni.

Il principale motivo per cui il Porcellum è incostituzionale è l’eccessivo premio di maggioranza: “E’ foriero di una eccessiva sovra-rappresentazione“; non prevedendo il raggiungimento di una soglia minima di voti ad una lista può condurre ad “una oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica. E’ distorsivo e non proporzionato“.

Inoltre crea discriminazioni tra le varie regioni. “Posto che il premio varia da Regione a Regione ed è maggiore nelle regioni più grandi e popolose, il peso del voto (che dovrebbe essere uguale e contare allo stesso modo ai fini della traduzione in seggi) sarebbe diverso a seconda della collocazione geografica dei cittadini elettori“.

Poi le liste bloccate. Se il numero di candidati “bloccati” è troppo ampio, come nella legge attuale, l’effettiva possibilità di scelta dell’elettore viene meno e con essa la libertà di voto.

Infine, se si tornasse a votare oggi, senza una nuova legge, si applicherebbe un sistema proporzionale puro (seggi assegnati in proporzione al numero di voti raccolti da una singola lista), in cui l’elettore può esprimere una preferenza.