Rivoluzione nelle Poste italiane, almeno stando alle ultime indiscrezioni. Nella giornata di ieri è infatti emersa l’indicazione di un accordo tra il Tesoro e i dirigenti di Cassa Depositi e Prestiti, Cdp.

L’operazione prospettata è quella di una ricapitalizzazione di Cdp e di una successiva quotazione in borsa di una certa percentuale delle Poste, che si stima intorno al 30%.

Il tutto si inserisce nel processo di privatizzazioni portato avanti dal ministero dell’Economia, sollecitato dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario internazionale: l’obiettivo dichiarato dal ministro Padoan è quello di avviare privatizzazioni pari allo 0,5% del Pil.

Proprio a questo obiettivo concorrerebbe la cessione delle Poste, che andrebbe a sostituire l’ipotesi riguardante una tranche di Fs. Il progetto riguardante le Poste rimane ancora da definire, essendovi ancora molto questioni da delineare meglio: tuttavia pare fondata la notizia del passaggio del 35% di capitali della Poste alla società gestita da Fabio Gallia. Ai valori della Borsa di oggi si parla di circa 2,5 – 3 miliardi di euro, che si andrebbero ad aggiungere ai 29,5 miliardi già gestiti da Cdp, che ha un patrimonio di 19,5 miliardi.

Terminata questa fase il Tesoro passerebbe alla collocazione del restante 30 o 35% sul mercato, di fatto uscendo dalla società, che ora è guidata da Francesco Caio, e incassando circa 5,6 miliardi. Tuttavia anche in quel caso la nomina dei vertici rimarrebbe appannaggio del ministero, grazie a una norma che evita il conflitto di interessi.

Tra le altre operazioni simili in discussioni c’è anche la cessione del 49% di Enav, la società dei controllori di volo: ci sono trattative aperte con investitori europei e americani, ma difficilmente si vedrà un risultato prima di luglio. Attualmente Enav è valutata intorno ai 2 miliardi, per cui nelle casse dello Stato potrebbero entrare circa 900 milioni.