Si erano perse le sue tracce da venerdì scorso ed è stato cercato un suo sostituto per coprire le messe e due matrimoni nella sua chiesa di Carciano, frazione di Stresa al balcone sul Lago Maggiore.

Lo stesso lunedì è arrivata poi una comunicazione dal San Vittore da parte di un cappellano annunciava che Don Stefano Maria Cavalletti era stato arrestato a Milano ad un coca-party, accusato poi di spaccio e detenzione di droga.

Le autorità sono state chiamate da alcuni vicini di un appartamento in piazza Anghilberto per via delle che troppe pensato ad un litigio, ma in realtà era solo uno dei “partecipanti” al coca-party che si è sentito male per la troppa cocaina ed era fuori di se.

Al momento dell’irruzione dei poliziotti il parroco ha cercato di eliminare ogni traccia possibile, gettando la droga nel gabinetto e stracciando il suo passaporto, ma è stato tutto inutile. Secondo quanto trapelato, nell’appartamento c’erano solo uomini, ma tanto di soldi in contanti, droga e anche abiti femminili, particolare che ha fatto ipotizzare che potesse esservi stato un risvolto sessuale durante il “party”.

Al momento del suo arresto, Don Stefano ha confessato: la sua dipendenza è iniziata nel 2013 ed era una sorta di “antidepressivo” per via di una condanna in primo grado per truffa ai danni di un’anziana che, sotto invito del parroco, avrebbe dovuto versare ben 22mila euro sul suo conto.

Mentre il legale del parroco, Monica Rossi, ne chiederà l’immediata scarcerazione al Tribunale del Riesame, la Diocesi di Novara ha scelto la trasparenza ma, all’uscita della notizia, il vescovo Franco Giulio Brambilla ha diffuso un comunicato dichiarando quanto provasse “profondo sconcerto e grande dolore per la custodia cautelare di don Stefano. Siamo in attesa di conoscere le motivazioni che hanno reso necessario il grave provvedimento a carico del sacerdote diocesano. Intanto lo affidiamo nella preghiera al Signore e attendiamo che si faccia chiarezza sull’accaduto”.

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