Un argomento delicato, difficile da affrontare e che troppe volte ha visto la Chiesa chiudere il primo, il secondo e, se ci fosse, anche il terzo occhio. La pedofilia all’interno delle mura della Chiesa è un fenomeno ahinoi assai diffuso e il comitato Onu  ha deciso di affrontare l’argomento in maniera schietta e diretta accusando il Vaticano di non aver mai mosso un dito per bloccare gli abusi che decine di migliaia di bambini hanno dovuto subire nel corso degli anni (anche se Papa Francesco, qualche tempo fa, aveva proprio richiesto pene più severe contro gli atti di pedofilia).

La S. Sede rimuova ‘immediatamente’ dal loro incarico chi ha commesso abusi sessuali sui bambini, o chi ne è sospettato, perché finora ha adottato politiche e pratiche che hanno portato all’impunità degli autori”. Queste le dure parole utilizzate nel rapporto del Comitato Onu sui diritti dei bambini.

Il Comitato si dice, infatti, “seriamente preoccupato” dal fatto che la Santa Sede “non abbia riconosciuto la portata dei crimini commessi, non abbia adottato le misure necessarie per affrontare i casi di abusi sessuali su minori e per proteggere i bambinie che inoltre “ha adottato politiche e pratiche” che hanno portato alla prosecuzione di abusi e all’impunità dei “carnefici” (qui il racconto di una vittima di un prete pedofilo).

La risposta della Chiesa non si è fatta attendere e arriva con le parole colme di sorpresa di mons. Tomasi, osservatore vaticano all’Onu di Ginevra, che ha voluto sottolineare “l‘aspetto negativo del documento che hanno prodotto e che sembra quasi che fosse già stato preparato prima dell’incontro del Comitato con la delegazione della Santa Sede“. La Santa Sede ha poi voluto assicurare che “sottoporrà a minuziosi studi e esami, nel rispetto della Convenzione, le accuse ricevute dall’Onu”, ma vede in “alcuni punti” delle Osservazioni ricevute oggi untentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa.

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