Capita sempre così: quando il prezzo del petrolio sale, il prezzo della benzina e diesel lo segue immediatemente, e fioccano i supplementi “fuel surcharge” se decidiamo di prendere l’aereo. Quando il movimento è nella direzione opposta le cose cambiano. Lo vediamo alla pompa di benzina e anche nel trasporto aereo.

Secondo la Iata – l’organizzazione che raccoglie le compagnie aeree, le aziende del settore dovrebbero registrare complessivamente degli utili per 16 miliardi di euro – meglio delle previsioni fatte a giugno di 14,5 miliardi. E per il prossimo anno ci si attende un miglioramento dei risultati a 20,2 miliardi.

Di riduzioni dei prezzi a breve però non aspettatevi nulla. La previsione attuale è di un -5% nel 2015, ma attenzione, il prezzi dei carburanti sono ballerini e magari alla fine del 5% resterà ben poco. Adesso invece le compagnie sono lente ad adeguare i prezzi al ribasso perché – secondo loro – ci sarebbero da smaltire le scorte acquistate quando il petrolio costava di più.

Ovviamente una parte del beneficio si perde perché il dollaro si sta apprezzando in rapporto all’euro – e come molti di voi sapranno, il prezzo del barile di petrolio è in dollari. Queste differenze di cambio permettono di avere dei biglietti più convenienti per quelle destinazioni in cui c’è una moneta che si sta deprezzando in rapporto all’Euro. Un caso emblematico di questa dinamica è rappresentato dal binomio yen/Giappone.

Per completare il quadro, bisogna anche dire che il settore aereo non è di quelli più semplici: nonostante gli utili record, il 2015 sarà un anno con un margine comunque risicato: si parla del 3,2%.

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