La dinamica dei prezzi del petrolio è chiara: negli ultimi mesi il barile di Brent è passato dai 115 dollari a poco più di 70 dollari. Ma come al solito, i prezzi al distributore tendono a seguire subito le variazioni al rialzo delle quotazioni del petrolio, mentre le discese sono molto più progressive.

Di quanto dovrebbe essere scendere ancora il prezzo dei carburanti al distributore? Secondo Nomisma Energia, il prezzo della benzina verde dovrebbe scendere ancora di 4,2 centesimi al litro mentre per il diesel il calo sarebbe di portata inferiore – “solo” 2,6 centesimi.

La differenza di prezzo tra l’Italia ed il resto d’Europa non dipende solo da questo. Oltre all’elevato carico fiscale – siamo al 60% del prezzo finale -, c’è anche una differenza tra il costo industriale medio in Italia e nel resto dell’Europa.

Solo per fare un confronto tra i tanti possibili, questo costo è di 620 centesimi in Italia contro i 578 della Francia. Perché questa differenza? Il motivo principale è rappresentato dal fatto che i contratti di approvvigionamento finiscono per legare i distributori alle principali aziende petrolifere.

L’80% dei distributori secondo i gestori e le associazione dei consumatori – il 60% per i petrolieri -, è legato ad un grande marchio, per cui deve comprare a prezzo imposto solo da questa realtà, mentre solo le pompe bianche possono acquistare liberamente sul mercato i carburanti – ottenendo così il prezzo migliore sul mercato.

Questa assenza di concorrenza produce i suoi effetti in termini di maggiori prezzi finali. La ricetta per ridurre i prezzi è quindi semplice: liberalizzare progressivamente i contratti di fornitura. Il governo Monti aveva cercato di fare qualcosa in questo campo, ma poi è stato costretto a battere in ritirata a seguito della pressione dei petrolieri.

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