Tanto spettacolo televisivo, ma sostanza poca. E soprattutto niente di nuovo su ciò che dovrebbe contare realmente: come s’intende governare l’Italia in caso di vittoria elettorale e con chi. Il confronto fra i cinque candidati alle primarie del centrosinistra andato in onda il 12 novembre sulla Tv satellitare Sky non ha fatto altro che evidenziare ciò che è sempre stato abbastanza chiaro: solo Matteo Renzi è un’alternativa credibile a Pier Luigi Bersani per guidare una coalizione governativa nell’area di centrosinistra. Gli altri tre puntano allo stesso risultato dei precedenti avversari dei segretari Pd nelle primarie del passato: accumulare abbastanza consenso per poi controllare una fetta di micropotere interno in grado di condizionare il leader. Precisamente la stessa manovra di tutti gli altri partiti di basse cifre elettorali ma alto peso di contrattazione: Casini, Fini, Di Pietro, oltre ai prossimi frammenti che nasceranno dalla distruzione del Pdl.

Detto questo, cosa hanno aggiunto Renzi e Bersani alla discussione? Il sindaco di Firenze ha riproposto i suoi cavalli di battaglia: futuro, gioventù, accantonamento dei vecchi dirigenti e, in modo netto: niente alleanze con Casini. Il segretario del Pd si è comportato come uno che ha già vinto e vuole recuperare i fratelli che hanno sbagliato. Ma questa consapevolezza è tutta interna a se stesso. Ha confermato la propria natura: uomo d’apparato senza una vera statura di leader, il cui unico obiettivo è mediare senza sosta, in modo da raccogliere intorno a sé numeri sufficienti ad entrare nella spartizione del potere post elettorale. Come è stato Prodi. Con i risultati che abbiamo visto.

E i contenuti? Sulle adozioni a coppie gay entrambi non hanno preso posizione. Tasse? Renzi netto: non possiamo alzarle ancora, l’Imu resta com’è. Bersani: abbassarle su redditi medio-bassi e nel Mezzogiorno, creare imposta su grandi patrimoni immobiliari, far emergere grandi patrimoni finanziari. Ma su come tornare alla crescita, come creare valore, nessuno ha avanzato proposte concrete. Come negli altri partiti, del resto.

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