Ai blocchi di partenza per le primarie del centrosinistra a Roma ci sono in quota Pd Roberto Giachetti, Roberto Morassut, e Stefano Pedica, Domenico Rossi di Centro democratico, il portavoce dei Verdi Gianfranco Mascia e pure una ragazza autistica. Chiara Ferraro ha deciso di partecipare a questa elezione per cercare di cambiare il welfare cittadino. Come spiega il segretario del Pd romano Fabio Melilli: “Tra le regole delle primarie c’è un tetto di spesa massimo per candidati di trentamila euro e chiediamo una rendicontazione puntuale. La campagna elettorale durerà fino al 6 marzo“. C’è poi “un vademecum, consultabile online, che sottoporremo a tutti candidati e che riguarderà soprattutto il candidato sindaco e come verranno scelti i candidati consiglieri nelle liste“.

Cosa prevede? “Chi intende candidarsi dovrà rendere pubblico il suo certificato del casellario giudiziale e rendere trasparenti eventuali conflitti di interesse. A questo scopo dovrà elencare le associazioni, i movimenti, i partiti, i circoli anche riservati di cui ha fatto parte o ai quali è ancora legato. Lo stesso vale per le cariche o le semplici partecipazioni avute o ancora esistenti in società, enti o fondazioni, anche istituzionali” – la citazione è del consigliere regionale del Lazio Teresa Petrangolini.

Roberto Giachetti crede che ”sull’azione del prossimo sindaco” “debbano trionfare parole come onore, rigore, determinazione e onestà. Poi ci vuole competenza e grandissima umiltà. La città è in grandissima difficoltà e credo si debba ricreare un rapporto di fiducia“. Per questo sta “girando molto la città ed è un patrimonio di conoscenze straordinario Le cose che sto ascoltando sono uno strumento per trovare soluzioni e ho promesso che qualunque parola sul programma sarà direttamente condizionata da questo“.

Per Roberto Morassut – deputato ed ex-assessore della giunta Veltroni – “l’amministrazione non si fa con gli slogan, il mio sarà basta slogan“. Pensa che “per vincere il movimento democratico deve proporre uno schieramento largo ed avere le componenti della sinistra radicale e anche componenti moderate. Guardo con interesse ai contenuti dell’iniziativa svolta da Francesco Rutelli“. Stefano Pedica pensa invece “ad un patto per il Campidoglio a Roma, allargando a tutti, anche arrivando ai 5 stelle“. Al M5S sarebbe pronto ad offrire “ambiente, legalità, se vogliono si parla a tavolino. Il patto del Campidoglio serve perché oggi nessuno ha la sfera magica per controllare l’incontrollabile, da parentopoli ad affittopoli“.

Domenico Rossi era “al Family Day e la mia posizione è diritti delle unioni civili sì, stepchild adoption no. Il tema dei bambini va affrontato in termini più ampi“. Il candidato di Centro Democratico è romano “nato a Monti, sono sempre stato a servizio del paese e ora sono al servizio di una città. Le cui priorità sono sicurezza, legalità, assistenza e sviluppo“. Gianfranco Mascia si definisce “un candidato fuori controllo. Con me sindaco Roma cambia clima“. “Quando sarò sindaco si dirà basta al cemento e si riconvertiranno le case ecologicamente”. Vuole una raccolta dei rifiuti porta a porta ed una raccolta differenziata che raggiunga il 60%, uno sviluppo della mobilità pubblica, ed una scuola che “deve essere pubblica e per tutti“.

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Sei candidati in cerca di voti. Ai blocchi di partenza per le primarie del centrosinistra si sono presentati alla fine i due Roberto, Giachetti e Morassut, e Stefano Pedica, tutti e tre in quota Pd; Domenico Rossi di Centro democratico; Gianfranco Mascia portavoce dei Verdi e l’outsider Chiara Ferraro, una ragazza autistica che ha deciso di lanciarsi provocatoriamente nella corsa per porre l’accento sui diritti delle persone con disabilità.

“Abbiamo ritenuto di accettare anche la sua candidatura di Chiara Ferraro – ha spiegato oggi durante la presentazione ufficiale dei candidati all’enoteca regionale Palatium il segretario del Pd Lazio, Fabio Melilli – che aveva presentato oltre mille firme, che non sarebbero state però sufficienti a partecipare”. “Abbiamo predisposto un vademecum, consultabile online, che sottoporremo a tutti candidati e che riguarderà soprattutto il candidato sindaco e come verranno scelti i candidati consiglieri nelle liste – aggiunge – Ci saranno criteri che andranno dall’onestà al radicamento nel territorio, una serie di punti che vanno oltre regole”. “Inoltre – ha spiegato il consigliere regionale del Lazio Teresa Petrangolini – chi intende candidarsi dovrà rendere pubblico il suo certificato del casellario giudiziale e rendere trasparenti eventuali conflitti di interesse. A questo scopo – conclude – dovrà elencare le associazioni, i movimenti, i partiti, i circoli anche riservati di cui ha fatto parte o ai quali è ancora legato. Lo stesso vale per le cariche o le semplici partecipazioni avute o ancora esistenti in società, enti o fondazioni, anche istituzionali”.
Campidoglio, la presentazione ufficiale dei candidati alle primarie Pd

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Fissate le regole e anche il tetto di spesa: “Sarà una campagna elettorale per le primarie è sobria – ha aggiunto Melilli – con un tetto di spesa di 30.000 euro e l’impegno dei candidati alla rendicontazione puntuale. La campagna elettorale durerà fino al 6 marzo” all’apertura dei gazebo in città. “Saranno primarie vere” promette il presidente del Pd e commissario del aprtito a Roma, Matteo Orfini.

Uno strumento in cui crede fortemente Roberto Giachetti, per ora in vantaggio tra le scelte dei minisindaci, che rivolge un invito al centrodestra: “Sarebbe importante e bello che anche dall’altra parte dove si devono decidere le candidature si utilizzasse lo stesso metodo delle primarie, un importantissimo strumento democratico e per far riavvicinare la gente”. “Sull’azione del prossimo sindaco – aggiunge poi – io credo debbano trionfare parole come onore, rigore, determinazione e onestà. Poi ci vuole competenza e grandissima umiltà. La città è in grandissima difficoltà e credo si debba ricreare un rapporto di fiducia”. “Sto girando molto la città ed è un patrimonio di conoscenze straordinario – dice ancora – Le cose che sto ascoltando sono uno strumento per trovare soluzioni e ho promesso che qualunque parola sul programma sarà direttamente condizionata da questo. Quanto al tetto di spesa – ha aggiunto -, io ho lanciato una campagna di mini finanziamento”.

Per Roberto Morassut, deputato Pd ed ex assessore della giunta Veltroni, sono quattro le questioni fondamentali da affrontare “per un lavoro di conoscenza e rilettura della città”: “La prima è che il Comune così come l’abbiamo conosciuto non è più efficiente. Serve dare a Roma uno status diverso e speciale. Può essere una Regione nuova o una città metropolitana con poteri speciali” spiega. “Secondo aspetto: le risorse, perché senza di esse non si fa nulla. Serve un rinnovato patto con il governo – aggiunge – Bisogna rivedere i 500 milioni l’anno oggi previsti per pagare i debiti. Ora nemmeno un euro va agli investimenti: quella norma va rivista: senza oneri ulteriori per lo Stato bisogna spostare quelle risorse per lo sviluppo. Poi il paradigma del bilancio di Roma va ristrutturato per fare le cose che servono alla città, per migliorare il ciclo dei rifiuti, il decoro dei beni comuni e il tpl. Infine utilizzare meglio il nostro patrimonio immobiliare”. A margine dell’iniziativa Morassut ha chiarito: “L’amministrazione non si fa con gli slogan. Il mio slogan sarà basta slogan”.

Stefano Pedica, ex senatore Pd, apre invece ai Cinque Stelle. “Serve un patto del Campidoglio – dice – perché nessuno ha la sfera magica per controllare tutto quello che oggi è incontrollabile: Ater, Affittopoli, parentopoli, ci sono tante, troppe cose che non vanno. Quando non ce la fai da solo ti devi circondare di persone, anche di altre esperienze politiche, perché se Roma diventa bella diventa bella per tutti”. “Visto che il patto del Nazareno ha funzionato penso ad un patto per il Campidoglio a Roma, allargando a tutti, anche arrivando ai 5 stelle – aggiunge – Io ho già offerto loro ambiente, legalità, se vogliono si parla a tavolino”.

“Io sono sempre stato per 44 anni al servizio del mio Paese, e mi sembrava che fosse l’ora di essere al servizio della mia città. Questo è l’unico scopo per cui mi candido” confessa Domenico Rossi, candidato di Centro democratico. “Le priorità – spiega – le indicano già i cittadini ogni volta che ci si confronta: sicurezza, legalità, assistenza, sviluppo e futuro della città. Credo che siano le priorità principali, poi ovviamente per risolvere i problemi serve capacità organizzativa”. A chi gli chiedeva quali fossero le differenze tra lui e gli altri candidati, Rossi ha risposto: “Credo che a tutti sia noto che queste sono primare del centrosinistra e non del Partito democratico, il Pd ha tre candidati, io sono espressione di Centro democratico e in questo ci sono evidenti differenze”.

Si definisce “un candidato fuori controllo” il portavoce dei Verdi Gianfranco Mascia che si era fatto avanti “per rompere il monocolore Pd”. “Con me sindaco Roma cambia clima” spiega. Tra i primi punti da affrontare per Mascia la questione “cemento su cemento”: “In questa città si continua a costruire – dice – Rispetto a questo quando sarò sindaco si dirà basta al cemento e si riconvertiranno le case ecologicamente”. “Il secondo punto sono i cassonetti – aggiunge – Il problema si risolve con il porta a porta. Quando sarò sindaco la raccolta porta a porta sarà al 60%”. “Altro problema grosso la mobilità pubblica – prosegue Mascia – penso ad esempio a mettere le bici attaccate ai bus. Poi c’è la scuola: noi diciamo che la scuola deve essere pubblica e per tutti”.
La candidata autistica alle primarie di Roma. Il padre: “Chiara in corsa per cambiare il welfare”

Per Chiara Ferraro ha parlato il padre: “Bisogna evitare l’isolamento nelle strutture del nostro welfare seppure dignitose. Abbiamo fondato una cooperativa, non assistenziale ma produttiva, con Chiara e i ragazzi come lei e Chiara sta imparando attraverso il lavoro. Noi intendiamo il welfare come bene comune e la sua candidatura nasce per dare una svolta“.