Non c’è unanime consenso – e forse nessuno se lo sarebbe davvero aspettato – riguardo alla proposta di Matteo Renzi di una moratoria delle primarie del Pd.

Come si ricorderà il premier, intervenuto sull’argomento nel corso della direzione del partito su tutt’altro tema (il terrorismo), ha invitato Milano e Napoli, i suoi principali interlocutori, a non sviare l’attenzione da questioni ora più importanti. Questo il commento del Presidente del Consiglio durante il meeting: “Parleremo anche di primarie, ma scegliamo i tempi. Io propongo una moratoria almeno fino a gennaio. Mentre stiamo a discutere di grandi temi internazionali non diamo l’idea che la discussione sia su quando facciamo il congresso e le primarie. Va benissimo ma non diamo l’idea di essere completamente dis-assati rispetto alle opinioni dei cittadini”.

Il premier ha dunque proposto che tutte le primarie organizzate per le elezioni amministrative siano spostate a una data unica, tendenzialmente il 20 marzo, per ragioni di opportunità e concreta comodità: “Delle primarie ne parleremo a gennaio, stante però un invito razionale e ragionevole a fare in una data unica, il 20 di marzo, le primarie tutti insieme a livello nazionale.”

Da Napoli, città che ha inviato i primi input recepiti da Renzi con l’annuncio dell’autocandidatura di Antonio Bassolino a sindaco, arrivano posizioni contrarie da fronti opposti. Lo stesso ex sindaco 68enne si è detto sconcertato dalle tempistiche scelte per questa rivoluzione delle primarie del Pd, ricordando anche quanto Renzi debba alla consultazione popolare: “Se si voleva cambiare le regole bisognava farlo prima, non ora che il treno è già partito. Renzi stesso è figlio delle primarie. Bersani, allora segretario in carica, fu un signore a fissare regole che hanno consentito a Renzi di candidarsi e vincere”.

Persino il rivale di Bassolino, Gaetano Quagliarello, definisce scorretta una decisione del genere: “Nulla mi accomuna politicamente ad Antonio Bassolino e farò campagna elettorale contro di lui se si candiderà a primo cittadino. Che un segretario del Pd che non ha impedito la candidatura di Vincenzo De Luca, di fatto ineleggibile per via della legge Severino, pensi di escogitare cavilli per escludere Bassolino dalle primarie in quanto ex sindaco, più che di sceneggiata sa di purga staliniana”.

Milano non è molto più diplomatica, almeno stando alle parole di fuoco del candidato Pierfranco Majorino, che ha definito la proposta di Renzi “una epocale cazzata”, ma è più cauto il sindaco uscente Giuliano Pisapia, che ricordando come la data sia già stata fissata al 7 febbraio si mantiene possibilista: “C’è una grande differenza tra le primarie del Pd, per le quali è legittimo che il Pd stesso decida quando farle, e quelle di Milano, che sono di coalizione. Se ci sarà qualche motivo per modificarle e siamo tutti d’accordo si potrà anche fare, ma non rispetto all’indicazione del Pd“.