Dunque il Partito democratico ci riprova. Il 29 e il 30 dicembre sono i giorni stabiliti per votare alle primarie dei parlamentari. In questo caso il meccanismo è abbastanza complesso. In sostanza, si definisce la graduatoria all’interno della quale poi la dirigenza del partito dovrà pescare per comporre il 90% dei candidati al Parlamento. I capilista e l’altro 10% verranno scelti direttamente da Pier Luigi Bersani e il resto della direzione nazionale. La dirigenza ripartirà tra le liste di Camera e Senato i nomi usciti dalla graduatoria. Ogni lista per il Parlamento può comprendere fino al doppio dei seggi disponibili per ciascun collegio.

E’ previsto che i risultati delle primarie vengano resi noti fra il 31 dicembre e il 2 gennaio. Il 4 e il 5 le direzioni regionali trasmetteranno le graduatorie alla direzione nazionale, che si riunirà il 22 o il 23 gennaio. Da questa assemblea usciranno le rose definitive dei candidati.

Possono votare alle primarie per il Parlamento tutti gli iscritti al partito e chi ha votato alle primarie per il candidato a presidente del Consiglio (foto by InfoPhoto). Vanno versati due euro per la campagna elettorale. Si possono esprimere una o due preferenze. Se se ne esprimono due, devono essere necessariamente un uomo e una donna. Se vengono espresse due preferenze dello stesso genere, la seconda viene annullata. Esiste infatti una quota minima del 33% di donne da raggiungere per ciascuna regione.