Parte del dibattito televisivo (lo Speciale Tg1 di mercoledì 28 novembre) tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi, in vista del ballottaggio alle primarie del centrosinistra previste il 2 dicembre, ha visto porre ai due candidati domande raccolte tra i telespettatori.

Uno dei temi più caldi è quello dei costi della politica. Questa la risposta di Renzi: “Mantenere il finanziamento pubblico ai partiti dopo che c’è stato un referendum che lo ha cancellato significa alimentare l’antipolitica. Io sono non solo per l’abolizione dei vitalizi, ma per la rinuncia. Ci sono molti che cumulano più pensioni e vitalizi. Questo non è serio. Che segnale diamo, quando invece le nuove generazioni vedono le pensioni col binocolo? Serve legalità in politica. Per troppo tempo si è consentito di tutto”.

Bersani: “Nonostante fossimo in minoranza abbiamo ottenuto l’abolizione dei vitalizio e il dimezzamento dello stipendio dei parlamentari. Io sono per una legge sui partiti che metta in chiaro tutto. Dobbiamo rafforzare le norme anticorruzione. Bisogna studiare un tetto ai cumuli e alle pensioni. Si devono superare le sperequazioni. Partendo sicuramente dalla politica, per non vedere più casi di grandi manager che prendono una buona uscita da 20 milioni di euro lasciando l’azienda nei guai”.

Frizione sul finanziamento pubblico. Bersani: “Nell’antica Grecia, che ha inventato la democrazia, è nato il principio che la politica pretende un sostegno pubblico. Non mi rassegno all’idea che solo i ricchi possano fare politica”. E Renzi: “Passare da Pericle a Fiorito è un po’ troppo”.

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