Il grande duello si è consumato nella serata di mercoledì 28 novembre. Nella trasmissione Speciale Tg1, condotta dalla giornalista Monica Maggioni, Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi si sono affrontati direttamente nel dibattito che precede il ballottaggio alle primarie del centrosinistra, in programma per domenica 2 dicembre. L’importanza di questo confronto è notevole poiché, secondo la gran parte degli osservatori, il vincitore di questo ballottaggio sarà con ampie probabilità anche il prossimo presidente del Consiglio.

Chi ha vinto il dibattito? Facile cavarsela dicendo che è stato un pareggio, ma sostanzialmente le cose stanno così. Renzi deve rimontare un ampio svantaggio e non ha l’appoggio di Vendola, quindi la sua sembra quasi una missione impossibile. Doveva attaccare in Tv con la massima decisione, ed è ciò che ha fatto, puntando sul proprio linguaggio chiaro, diretto e a tratti colorito. E’ stato più convincente quando ha riproposto gli argomenti più collaudati, in particolare l’accento sul fallimento della classe dirigente precedente, compresa quella di sinistra, e la necessità di rinnovare profondamente facce, regole, comportamenti  e abitudini. Ha perso parte della propria baldanza ed efficacia quando ha ecceduto nella leggerezza e nelle battute di spirito. Quando ha cercato di strafare è stato colto in contropiede dal segretario del Pd.

Bersani ha un tale vantaggio che doveva limitarsi a non commettere grossi errori. Doveva difendersi e l’ha fatto con autorevolezza e sicurezza. Ha ribattuto agli attacchi dell’avversario puntando sul proprio pragmatismo e rimarcando gli aspetti dell’esperienza e della moderazione, della necessità di rinnovare senza distruggere. Ha sofferto maggiormente quando i ripetuti attacchi del sindaco di Firenze ricordavano i pesanti errori dei passati governi di centrosinistra di cui egli ha fatto parte, su tutti la mancata legge sul conflitto d’interessi. Ma si è ripreso abilmente da vecchio volpone parlamentare quando Renzi ha esagerato in aggressività.

Dunque Renzi ha adottato una maggiore spavalderia contando sulla propria presenza scenica, perché si trova molto indietro; Bersani ha giocato di fino, perché se lo poteva permettere. Ora veramente la parola spetta agli elettori, e non per modo di dire.

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