Ultime schermaglie tra i candidati del centrosinistra alle primarie di domenica 25 novembre. A rimanere presa tra i fuochi dei contendenti questa volta è stata la Rai. Il Tg1 aveva programmato un’intervista con Bersani per l’edizione delle 20 di venerdì 23; quando lo ha saputo, il comitato di Renzi ha accusato la Rai di favoritismo; l’entourage di Bersani ha replicato ricordando le tre recenti apparizioni di Renzi a Ballarò. Insomma, il Tg1 ha dovuto preparare in fretta un faccia a faccia tra Bersani e Renzi all’interno delle notizie, che ha occupato circa la metà del telegiornale. Ovviamente anche gli altri tre candidati si sono risentiti, quindi è stato montato un servizio con alcune loro dichiarazioni.

Ma torniamo ai due veri sfidanti. Matteo Renzi ha dichiarato: “In tutti i paesi il ricambio generazionale è un dato di fatto. E’ normale che a un certo punto si volti pagina. Ma c’è qualcosa in più. Noi non vogliamo solo cambiare la faccia di qualche parlamentare. Noi vorremmo cambiare la faccia del Paese. Mettere elementi di futuro nel lavoro, nell’occupazione, nell’ambiente e nella cultura. Non è solo una scommessa anagrafica. Si tratta di restituire fiducia e credibilità all’Italia. Lo possono fare anche i giovani, insieme all’esperienza degli anziani. Ma chi è lì da 25 anni ormai ha fallito e bisogna avere il coraggio di riconoscerlo”. Sulle alleanze, il sindaco di Firenze ha aggiunto: “L’alleanza non può essere un gioco vecchia maniera. Vorrei che qualunque accordo venisse fatto di fronte ai cittadini, prima delle elezioni”.

Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ha invece dichiarato: “Le due parole della prossima legislatura sono moralità e lavoro. A queste due parole attaccheremo tutti i programmi, le idee e le nostre energie. Su queste due parole c’è l’aspettativa del Paese. Io sto dando una mano ad organizzare il grande campo dei progressisti. Chiedo che questo campo si rivolga a forze moderate, europeiste, costituzionali, senza derive populiste, né revival leghisti o berlusconiani. Noi ci presenteremo in modo aperto”. E, sulla legge elettorale, Bersani ha concluso: “Ci vuole una premialità tale per cui si sappia la sera delle elezioni che chi arriva primo è in grado di formare un governo. Se diamo per scontato che non si possa fare questo, per ragioni politiche o aritmetiche, allora il Paese ha un grosso problema”.

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