Dopo le votazioni di domenica relative alle primarie Pd arrivano le parole di Andrea Orlando, che mette in dubbio i dati diffusi in queste ultime ore.

Secondo il ministro della Giustizia rimarrebbe immutata la posizione di vantaggio di Matteo Renzi, ma si contesta il raggiungimento della soglia del 70% delle preferenze.

Secondo il comitato di Orlando infatti l’ex premier si assesterebbe sul 68% dei voti, mentre Orlando raggiungerebbe il 22,2% e Michele Emiliano il 9,8%: i dati forniti alla stampa, dunque, risulterebbe “ufficiosi e non ufficiali”. Verrebbero ribaltate così le percentuali del 70.01%, 19.50% e 10.49% diffuse dall’organizzazione del Partito Democratico.

Una precisazione doverosa, stando ai responsabili del Comitato Orlando, che parlano di una verifica in corso in queste ultime ore, “nell’attesa del responso della commissione congressuale e della certificazione del voto”: secondo le previsioni il ministro potrebbe essere arrivato a superare il 22,6%. Una percentuale che spinge a proseguire lungo la strada percorsa in questi mesi, “che ha visto il coinvolgimento di tanti elettori e militanti del Pd e del centrosinistra”.

Nel frattempo Matteo Renzi, che ha ricevuto persino il sostegno di Emmanuel Macron, impegnato nella sua corsa contro Marine Le Pen, tramite un tweet, ha già iniziato a preparare l’assemblea della prossima domenica, quando sarà decisa la nuova direzione del partito, che dovrà riflettere la maggioranza ottenuta del leader tornato in sella.