L’idea delle primarie continua a non piacergli. E Silvio Berlusconi, si sa, non si fa scrupoli a esternare quello che pensa. A molti già tremano i polsi in vista dell’appuntamento, finalmente fissato dai coordinatori del Pdl, del 16 dicembre: giorno in cui gli elettori del centrodestra potranno decidere chi sarà il loro candidato premier. E se la data è certa, altrettanto non si può dire del numero dei candidati (11 per ora, dopo la rinuncia della Mussolini), delle modalità del voto, del successo o insuccesso della novità.

Nessuna dichiarazione ufficiale, per carità. Ma fonti vicino al Cavaliere riferiscono di un Berlusconi molto arrabbiato e intenzionato a mollare tutto. Troppo vicina la data di dicembre, troppo alto il rischio di un effetto valanga con un così alto numero di candidati dai volti, più o meno noti. Un distacco del fondatore potrebbe tradursi anche in un mancato finanziamento della competizione elettorale per il posto di leader e nella fondazione, sottovoce tante volte ipotizzata, di un nuovo partito.

A Berlusconi non sarebbe piaciuta neppure la “debolezza” di Angelino Alfano, spintonato qua e là dagli ex An. Che ormai fanno sentire sempre più le loro voci, tra le quali spicca quella dell’ex ministro Giorgia Meloni, “la rottamatrice del Pdl”, che ha già iniziato a dire la sua, contestando la cifra di 12 euro, 10 di iscrizione e 2 al momento del voto, che gli elettori sedicenni dovranno versare per votare alle primarie. Domenica scadono i termini per le candidature, che dovranno essere sostenute da 10 mila firme raccolte in 5 regioni diverse.

Intanto, su uno dei possibili candidati, si abbatte la tegola della magistratura: il finanziere Alessandro Proto, 38 anni, è indagato dalla Procura di Milano con le accuse di truffa e aggiotaggio per comunicazioni al mercato e operazioni immobiliari della sua società.

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