Niente da fare. Anche questa volta le primarie del Pdl, annunciate con tanta enfasi e poca convinzione, sono saltate. Ancora non ci sono annunci ufficiali ma forse neppure servono. Il ritorno in campo del Caimano ha messo decisamente la parola “fine” a un’esperienza tante volte auspicata ma di fatto mai realizzata. Mentre nel centrosinistra si vota, si fanno dibattiti all’americana in tv, si va al ballottaggio. Scelte diverse, che non potranno non avere conseguenze quando si tornerà alle urne in primavera.

A dare le prime avvisaglie di quanto sta accadendo nel centrodestra sono stati i fedelissimi di Silvio Berlusconi, comodamente seduti, ieri sera, nel salotto di Bruno Vespa. Se Maurizio Lupi fa chiaramente capire che la data del 16 dicembre non è più “verosimile” per le primarie, la pasionaria Daniela Santanché si lancia in una difesa appassionata del fondatore del partito. A favore delle primarie resta solo la “Matteo Renzi del Pdl”, la “rottamatrice del centrodestra”, Giorgia Meloni, che come molti suoi ex compagni di An continua a ribadire la necessità di una consultazione. Almeno a gennaio.

Angelino Alfano, nel frattempo, sembra uno spettatore che assiste a una partita di tennis. Guarda da una parte all’altra, di qua, di là, di qua, di là. Sostiene con convinzione le primarie. Poi annuncia che se Berlusconi si ripresenta non servono. Poi di nuovo primarie. Poi ancora al voto con Berlusconi. Avanti e indietro così, da un paio di mesi.

E la confusione che regna sovrana nel partito sembra aver coinvolto anche il padre nobile. Da giorni si rincorrono voci sulla registrazione del nuovo nome del partito di Silvio Berlusconi, sul suo video che annuncia una nuova discesa in campo (sulla falsariga di quello del ’94) e su una imminente presentazione di quella che tutti ormai chiamano la “cosa azzurra”, in attesa di un simbolo o una sigla per indicarlo. Tutto rinviato. Sembra invece sempre più possibile il tanto desiderato spacchettamento del centrodestra: Berlusconi verso una rifondazione di Forza Italia, gli ex Alleanza nazionale verso un nuovo partito di destra. Sempre che questi siano d’accordo e non è così scontato.

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