La corsa alle primarie Usa procede, non si è ancora chiusa, ma lo stato di New York ha incoronato due trionfatori. Donald Trump e Hillary Clinton si confermano sempre più i favoriti assoluti per le nomination di repubblicani e democratici alle prossime elezioni presidenziali statunitensi che si terranno a novembre.

Per Donald Trump in particolare il martedì di voto per le primarie a New York si è rivelato un giorno memorabile. Il discusso miliardario, nonostante le critiche e le opposizioni che gli piovono addosso persino all’interno del suo stesso partito, procede la sua marcia in maniera spedita e, giocando in casa, ha letteralmente sbaragliato la concorrenza.

Donald Trump ha ricevuto il 60 % dei voti, con un distacco enorme rispetto agli altri due repubblicani ancora in corsa per le primarie Usa: John Kasich ha preso il 25% delle preferenze, e Ted Cruz appena il 14%. Il milliardario sente di avere la nomination in tasca: “Ormai questa non è più una gara, perché Cruz non ha più alcuna possibilità matematica di vincere”.

Martedì prossimo, quando le primarie si svolgeranno in altri cinque stati, tra cui alcuni che attribuiranno un largo numero di delegati come la Pennsylvania e il New Jersey, in caso di nuova vittoria Trump potrebbe anche diventare il candidato ufficiale dei repubblicani alle presidenziali 2016.

Sul campo delle primarie dei democratici, ha invece avuto qualche difficoltà maggiore Hillary Clinton. All’inizio dello spoglio dei voti si parlava di “too close to call”, ovvero di una distanza troppo ravvicinata tra lei e il “rivale”, ma alla fine la Clinton ha vinto con un buon margine: 57% dei voti, contro il 42 di Bernie Sanders, che però spera ancora di poter ribaltare la situazione a suo favore nei prossimi stati e, dopo la sconfitta a New York, ha dichiarato: “Ho ancora delle chance”.

Hillary Clinton ha commentato la sua sofferta quanto importante vittoria tendendo la mano ai sostenitori di Sanders e attaccando i repubblicani: “Gente come Trump e Cruz spinge verso un’America divisa e francamente pericolosa. Invece di costruire muri noi abbateremo le barriere. […] Nessuno in America deve vivere con lo spettro della discriminazione e della deportazione. Bisogna aiutare le persone e aiutarci l’un l’altro, gay, musulmani, uomini e donne. Non c’è nessun posto come casa propria. Grazie New York!”.