Primo giorno di scuola per quindici regioni italiane (qui il calendario di quest’anno scolastico) dove la campanella è suonata per la maggior parte delle scuole elementari, medie e superiori. Neanche sono state aperte le porte degli istituti, che già  Twitter, il social network prediletto dai lamentosi, si è ritrovato invaso da polemiche e proteste varie ed eventuali.

Le argomentazioni sviscerate in 140 caratteri sono di vario genere:

- il classico ragazzino decisamente scontento di ricominciare l’anno scolastico;

- la mamma che impreca in lingue antiche perché non riesce a parcheggiare il suo pratico SUV;

- l’insegnante scontento perché dopo 10 anni di supplenze non ha ancora una sua cattedra;

- il cinico che detesta la bacheca Facebook infestata dai figli degli amici infestata dagli scolaretti.

Ma tra tante banalità ci sono anche constatazioni serie e fondate: il prossimo è un anno scolastico che si preannuncia difficile, con una crisi economica che non accenna a raggiungere una conclusione, l’Italia in deflazione, la promessa di una profonda riforma scolastica da parte del governo Renzi e la promessa di proteste in tutta Italia da parte degli studenti che ancora devono metter piede in aula e già annunciano un fitto programma di scioperi.

A poco sembra servire la presenza dei ministri nelle scuole in queste prime ore di lezione: chiamati all’ordine dal premier, per confermare, con la loro presenza, che l’esecutivo in carica ritiene davvero la scuola una priorità (ecco le novità della scuola italiana). Anche il premier ha nella sua agenda odierna un appuntamento all’Istituto don Pino Puglisi a Palermo, ma l’accoglienza per lui non sembra essere delle migliori: un centinaio di manifestanti tra edili e docenti precari della scuola sta protestando a pochi metri dall’ingresso della struttura. La polizia ha transennato la zona, gli agenti sono in tenuta antisommossa. Gli edili urlano “lavoro… lavoro”.

(Foto by InfoPhoto)