Il processo Bossetti, l’unico imputato al momento accusato della morte della piccola Yara Gambirasio, è partito proprio nella giornata di oggi. Una partenza con sorpresa, segnata dalla richiesta dei legali di Massimo Bossetti di annullare il prelievo del dna del loro assistito perché le prove prodotte non potrebbero far altro che portare a questa logica conclusione.

La prova del dna non potrebbe essere utilizzata all’interno del processo Bossetti perché il prelievo di saliva sull’uomo sarebbe stato compiuto quando il muratore di Mapello non era ancora indagato (clicca qui per leggere tutte le mosse della difesa di Massimo Bossetti) e anche la prova derivante dal sangue e dal materiale trovato sugli effetti personali di Yara dovrebbe seguire lo stesso destino. Gli avvocati di Bossetti puntano dunque a far inchiodare il processo su una serie di questioni preliminari di ordine tecnico.

Processo Bossetti: i fans in tribunale

Oltre ad aver avuto sempre il sostegno della moglie Marita, Massimo Bossetti – che si è sempre dichiarato innocente – può contare anche sul supporto di alcune persone che sin dall’inizio sono state convinte della sua non colpevolezza e che hanno addirittura aperto pagine fan su Facebook per fargli sentire la propria vicinanza. Si tratta per lo più di persone, provenienti da ogni parte d’Italia, che affermano di avere dubbi in merito alle prove prodotte contro Bossetti.

C’è chi, come Giuseppe Nasuti, psicologo e commerciante di Padova, si limita a presenziare fuori dal tribunale con in mano un cartello su cui ha scritto “Verità per Yara, giustizia per Bossetti” ma anche chi, come Ivan Nava di Treviglio, esperto di telecamere, ritiene impossibile che i filmati del furgone possano avere la definizione con cui sono stati mostrati poiché nel 2010 la tecnologia non sarebbe stata così avanzata.

Molti fans di Bossetti (anche se il termine più appropriato dovrebbe essere quello di sostenitori o supporter, se proprio li si vuole definire in qualche modo) hanno svelato anche di aver scritto lettere al muratore di Mapello: missive di sostegno e conforto, che Bossetti avrebbe apprezzato e a cui, sembra, abbia anche risposto, ribadendo la propria assoluta estraneità ai fatti che gli sono stati addebitati.