I medici dell’ospedale Pertini di Roma coinvolti nel processo Cucchi e accusati di concorso in omicidio colposo, sono stati assolti in appello perché il fatto non sussiste. Il primario Aldo Fierro e i quattro sanitari Flaminia Bruno, Silvia Di Carlo, Stefania Corbi e Luigi De Marchis sono quindi stati scagionati con formula piena dalle accuse loro addebitate.

Il procuratore genarale Eugenio Rubolino aveva chiesto una condanna a quattro anni di carcere per Aldo Fierro mentre per gli altri quattro imputati la pena richiesta era di tre anni e sei mesi di pena detentiva. Tutte richieste che la Corte d’Appello non ha accolto per la sentenza che le era stata richiesta dopo che la Cassazione aveva annullato l’assoluzione dei medici lo scorso mese di dicembre.

Dopo questa ennesima sentenza su un processo che sembra non riuscire a trovare una conclusione, per accertare la verità sulla morte del geometra trentaduenne romano Stefano Cucchi – avvenuta il 22 ottobre del 2009 – molto probabilmente vi sarà un nuovo ricorso presso la Corte di Cassazione. La famiglia di Cucchi non si è costituita parte civile in questo processo perché ha già ricevuto come risarcimento dall’ospedale Pertini la somma di un milione e trecentomila euro.

E mentre i medici sono stati nuovamente assolti, il processo Cucchi ha anche un altro filone: si tratta di quello che vede indagati cinque carabinieri, accusati di lesioni personali aggravate e di abuso d’ufficio. I giudici devono ancora stabilire se tra le presunte percosse e la morte del geometra romano possa esservi una correlazione. Gli indagati nell’inchiesta bis del processo Cucchi sono Francesco Tedesco, Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo (su cui pende l’accusa di lesioni personali aggravate e abuso d’autorità) e Vincenzo Nicolardi e Roberto Mandolini su cui invece pende l’accusa di falsa testimonianza.