Marcello Dell’Utri (foto by InfoPhoto), ex senatore Pdl, è stato condannato dalla Corte d’appello di Palermo a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

Io mediatore tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi? I magistrati hanno costruito un romanzo criminale, mediatore di quale mafia?” erano state le parole pronunciate dall’imputato prima dell’udienza. Secondo l’accusa, infatti, per oltre 30 anni l’ex manager di Publitalia avrebbe avuto rapporti con personaggi di spicco di Cosa nostra facendo anche da “mediatore” di una sorta di accordo protettivo stretto tra Silvio Berlusconi e le cosche. Un patto costato fiumi di denaro all’ex premier che, pagando, avrebbe tenuto al sicuro sé e i suoi familiari dalle minacce mafiose.

Accuse che, naturalmente, Dell’Utri ha sempre respinto in toto: ”Il procuratore generale ha fatto un pentolone dove dentro ha messo tutto, anche la storia del mondo per tirar fuori la figura mia come referente della mafia. Io non ho introdotto la mafia a Milano, io ho introdotto un signore che si chiamava Mangano che all’epoca era assolutamente normale, normalissimo“.

La vicenda giudiziaria sarebbe iniziata nel 1994 con l’iscrizione nel registro degli indagati, quindi a istanza di due anni c’è stata l’udienza preliminare dove il gup aveva rinviato a giudizio il politico. Il 5 novembre 1997 ha avuto inizio il processo di primo grado, presieduto da Leonardo Guarnotta, che si è concluso a fine 2004 con la condanna di Dell’Utri a 9 anni di carcere. Nel 2006 si è aperto il processo d’appello terminato nel 2010 con una nuova sentenza di condanna, questa volta a 7 anni di carcere.

Dell’Utri, secondo i giudici d’appello, è colpevole, ma solo per le condotte antecedenti al 1992, anno a partire dal quale non risulterebbero più provati, per la corte, i suoi rapporti con la mafia. L’ex senatore ha così commentato la condanna:Speravo naturalmente in un’altra sentenza, ma accetto il verdetto“.