Il processo Eternit iniziato nel 2009, e partito con il rinvio a giudizio di  Stephan Schmidheiny (ex presidente del consiglio di amministrazione della società) giunge oggi ad un ennesimo capitolo. Il processo avrebbe dovuto accertare la responsabilità per le morti di amianto ed eventualmente procedere con i risarcimenti dei danni subiti dalle vittime e dai loro familiari.

Contrariamente a quanto era stato in precedenza decretato, il 19 novembre scorso la Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che nessun risarcimento può essere erogato, dato che i reati contestati all’interno del processo Eternit erano in realtà prescritti. Secondo le motivazioni della Cassazione, che sono state rese note oggi infatti, la data da prendere in considerazione per il calcolo della prescrizione è quella dell’agosto del 1993, quando erano già stati acclarati gli effetti nocivi delle polveri dell’amianto. Il processo è invece partito nel 2009 (con il rinvio a giudizio di Schmidheiny), ossia a distanza di ben quindici anni.

Per Schmidheiny, tra l’altro, la responsabilità per la consumazione del reato di disastro ambientale non potrebbe considerarsi protratta oltre il momento in cui ebbero fine le immissioni delle polveri di amianto prodotte dagli stabilimenti, ossia non oltre il mese di giugno del 1986, periodo in cui venne poi dichiarato il fallimento del gruppo societario.

Continuando a leggere le motivazioni della sentenza della Cassazione per il processo Eternit, si apprende dunque che a causa della prescrizione cade anche la decisione presa all’interno della sentenza di primo grado e che, di conseguenza, sono annullati non solo tutti i risarcimenti per le vittime ma anche gli interessi civili maturati.

La Corte di Cassazione ha anche criticato la scelta di rinviare a giudizio Schmidheiny imputandolo di disastro, un reato che avrebbe comportato una pena troppo bassa rispetto agli atti compiuti e alle morti causate. Come specifica la stessa Suprema Corte, infatti: “Colui che dolosamente provoca, con la condotta produttiva di disastro, plurimi omicidi, ovverosia, in sostanza, una strage verrebbe punito con solo dodici anni di carcere e questo risulterebbe essere insostenibile dal punto di vista sistematico, oltre che contrario al buon senso“.