Il giudice Alberto Oggé, mentre ieri pronunciava la sentenza d’appello sul processo Eternit, ha elencato i nomi delle vittime, tra malati ed eredi dei morti, costituite singolarmente come parti civili, a cui è stato riconosciuto un risarcimento di 30mila euro ciascuno: si tratta di 932 persone. Includendo istituzioni e associazioni, le parti civili otterranno complessivamente circa 89 milioni. E’ l’aspetto economico che accompagna la condanna penale a 18 anni inflitta a Stephan Schmidheiny.

Esistono però molte famiglie che non riceveranno un centesimo, almeno allo stato attuale delle cose. Circa 90, cancellate dall’elenco delle parti civili perché collegate al processo a carico del barone Louis De Cartier, deceduto a metà maggio. Per loro la giustizia non è arrivata. Dovrebbero rivalersi sugli eredi; ogni famiglia dovrebbe intentare una causa civile. Ma il barone che ha creato un impero multimiliardario risultava da tempo nullatenente.

E anche per coloro a cui la sentenza ha riconosciuto un risarcimento (foto by InfoPhoto), la situazione resta complicata. I meccanismi giuridici e burocratici ne rendono infatti complessa l’esecuzione. A rendere ancora più ingarbugliata la questione è la legislazione svizzera. Perché si possano sequestrare i beni di Schmidheiny è necessario che le autorità elvetiche riconoscano formalmente la sentenza italiana. E non si tratta di una procedura rapida né scontata.