Aggiornamento: A differenza di quanto stabilito in primo grado, dove era stata decisa la prescrizione, la sentenza dell’appello estende la responsabilità di Schmidheiny anche agli impianti di Bagnoli e Rubiera, e quindi ammette al risarcimento anche le vittime di tali fabbriche. Non è stato invece riconosciuto come ammissibile ai risarcimenti l’Inail. Vengono assegnati 100mila euro ad ogni sindacato costituitosi come parte civile e 70mila a Wwf e Legambiente. Ai familiari delle vittime sono stati riconosciuti 30mila euro ciascuno.

Notizia: L’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny è stato condannato dalla corte d’appello di Torino a 18 anni di reclusione per disastro doloso, nel processo Eternit. In primo grado era stato condannato a 16 anni. Il pubblico ministero Raffaele Guariniello (foto by InfoPhoto) aveva chiesto una condanna a 20 anni.

Schmidheiny, 66 anni, è l’unico imputato rimasto in questo processo. L’altro, il barone belga Louis De Cartier De Marchienne, è morto lo scorso 21 maggio a 92 anni. Anch’egli era stato condannato in primo grado a 16 anni.

La Corte d’appello ha anche decretato risarcimenti di 20 milioni di euro alla Regione Piemonte e 30,9 milioni al Comune di Casale Monferrato, dove si trovava il più grande fra gli impianti italiani della Etex; gli altri erano a Cavagnolo (TO), Rubiera (RE) e Bagnoli (NA). Migliaia di lavoratori e residenti di questi comuni sono morti nel corso degli anni per aver respirato le sostanze cancerogene liberate nell’aria dai processi di lavorazione.

In entrambi i gradi di giudizio è quindi stata accolta la tesi dell’accusa, secondo cui gli imputati hanno continuato a mantenere operative le fabbriche anche dopo che è diventata nota la nocività dell’amianto; essi hanno inoltre omesso di far usare ai lavoratori le precauzioni per evitare di ammalarsi.