Vi ricordate dei due Marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, coinvolti nell’incidente che ha portato alla morte di due pescatori a metà febbraio?

In questi giorni il loro avvocato difensore, Harish Salve, si è presentato, insieme ad una delegazione italiana guidata ovviamente dall’ambasciatore Giacomo Sanfelice, di fronte alla Corte Suprema che dovrà riesaminare il processo istruito nel Kerala, Stato indiana.

In occasione del ricorso, l’avvocato Salve ha precisato i punti più importanti che potrebbero invalidare quanto definito nel processo precedente.

Si parte innanzitutto con il precisare che lo scontro la l’imbarcazione Enrica Lexie e il peschereccio St. Anthony è avvenuto a 20 miglia nautiche dalla costa, non in acque indiane, dunque non di competenza indiana.

Inoltre l’avvocato ha insistito sul ruolo dei Marò a bordo dell’imbarcazione precisando che “si tratta di militari in servizio di sicurezza, ottemperando a risoluzioni delle Nazioni Unite e nelle vesti di rappresentanti dello Stato italiano”.

Quanto al codice penale indiano, Salve specifica che “esso non trova applicazione in questa vicenda perché l’incidente é avvenuto fuori della zona in cui l’India può esercitare una sovranità diretta”.

Insomma non ci sarebbero validi motivi per accettare che il giudizio sulla vicenda venga dato dall’India, quando invece a fornirlo dovrebbe essere il Paese rappresentato dalla bandiera che era sulla nave.