“Presenteremo 12 testimonianze, oltre la metà delle quali completamente nuove, per chiedere la revisione del processo Mediaset alla Corte d’Appello di Brescia”. Questo l’annuncio di Silvio Berlusconi in conferenza stampa, dichiarando che alla difesa furono negati testimoni decisivi.

Nuovi documenti arrivano direttamente oltreoceano, documenti che scagionerebbero Silvio Berlusconi dalle accuse per cui è stata condannato in via definitiva al termine del processo Mediaset (foto by InfoPhoto).

L’ex premier in una conferenza stampa, sottolinea la necessità di un urgente revisione del processo e in vista del voto sulla decadenza fissato per mercoledì, si appella ai colleghi senatori Pd e M5S: “Vi chiedo di riflettere nell’intimo della vostra coscienza a maggior ragione visto che il voto è palese. Non tanto per la mia persona, ma per la nostra democrazia. Valutate le nuove prove e i documenti che stanno arrivando”. E ancora: “Non assumetevi una responsabilità che graverebbe per sempre sulla vostra vita e sulle vostre coscienze e di cui in futuro potreste vergognarvi di fronte ai vostri figli, agli elettori e agli italiani”. Un invito rivolto principalmente ai senatori del M5S, che però in una stringata noto del capogruppo, Paola Taverna, respingono al mittente la proposta: “Non rispondiamo alle provocazioni di Silvio Berlusconi. La sentenza è definitiva e ci apprestiamo ad applicare la legge. Andiamo oltre”.

I nuovi elementi sulla vicenda dei diritti Mediaset sono emersi dagli sviluppi di un’inchiesta in corso negli Usa. “Si tratta di un affidavit di un manager del Gruppo Agrama. Sentito per tre volte dagli agenti del fisco americano ha ribadito la mia estraneità alle operazioni finanziarie di Frank Agrama”, spiega Berlusconi. La sentenza del caso Mediaset, passata con una condanna pari a 4 anni per il Cavaliere, sostiene infatti che Berlusconi ha frodato il fisco italiano grazie a fondi neri creati da Agrama, di cui era socio occulto. “I fondi creati da mister Agrama - ha spiegato il testimone nel testo letto da Berlusconi – non sono mai stati nelle disponibilità di Berlusconi”. Anzi, Agrama avrebbe utilizzato i contatti con la Mediaset per ingannare i fornitori, in particolare la Paramount, e il fisco americano: “La Paramount era convinta che Agrama rappresentasse gli interessi di Berlusconi, mentre i manager Mediaset erano convinti che agisse in rappresentanza di Mediaset. In questo modo, alterando i contratti, evadeva grosse somme”.

Sulla base delle dichiarazioni del suo manager, Agrama è finito in un indagine condotta dal fisco americano: “Io credo che questa testimonianza – dichiara Berlusconi – come le altre 11, smentiscano alla base quello che ha deciso il collegio feriale della Cassazione per quanto riguarda la mia condanna”.

Gli atti sono stati già inviati alla Procura di Milano. Presto saranno alla base di una richiesta di revisione del processo, che sarà presentata alla Corte d’Appello di Brescia.