Respinte tutte le tesi della difesa. Silvio Berlusconi non potrà candidarsi né votare per due anni. Lo ha stabilito la Cassazione nella serata del 18 marzo. La terza sezione penale dell’ultimo grado di giudizio ha confermato l’interdizione dai pubblici uffici inflitta all’ex presidente del Consiglio dalla Corte d’appello di Milano il 19 ottobre 2013, in qualità di pena accessoria alla condanna per frode fiscale comminatagli nel processo Mediaset.

Il collegio giudicante della Cassazione, presieduto da Claudia Squassoni, ha emesso il verdetto dopo cinque ore di camera di consiglio. Sono state definite “irrilevanti” le questioni d’incostituzionalità presentate dalla difesa.

I difensori di Berlusconi (foto by InfoPhoto), Niccolò Ghedini e Franco Coppi, avevano chiesto di trasferire gli atti alla Corte europea di Strasburgo, citando la recente sentenza di quest’ultima in cui aveva stabilito una violazione dei diritti dei manager Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, condannati due volte per lo stesso reato nel processo Ifil-Exor.

Tra i commenti arrivati nell’ambito del centrodestra dopo il verdetto della Cassazione, spicca quello di Renato Brunetta: “Ancora una volta la giustizia italiana va in direzione opposta rispetto a quella europea. Dieci giorni fa la Corte europea dei diritti dell’uomo condannava l’Italia perchè applicava due sanzioni per lo stesso fatto. Oggi la Corte di Cassazione raddoppia la pena per un fatto già sanzionato dalla legge Severino. Ci sarà pure un giudice a Strasburgo“.

La Corte d’appello di Milano aveva dovuto riformulare l’entità dell’interdizione poiché la Cassazione aveva annullato ad agosto la sentenza che la quantificava in 5 anni, poiché la legge ne prescrive al massimo 3.

La decisione definitiva della Cassazione conferma l’impossibilità per Berlusconi di candidarsi alle elezioni europee, ipotesi del resto già esclusa dalla legge Severino, in conseguenza della quale il Senato stabilì a novembre la decadenza del Cavaliere dalla carica parlamentare.