Ora solo i giudici parleranno. Dopo la requisitoria pronunciata martedì dal sostituto procuratore generale, la seconda udienza, il 31 luglio, ha visto la difesa di Silvio Berlusconi illustrare le proprie tesi nel ricorso in Cassazione contro la condanna subìta dal proprio assistito nel processo Mediaset, 4 anni di reclusione e 5 d’interdizione dai pubblici uffici.

La Corte si riunirà nuovamente il 1° agosto alle 12. La sentenza verrà probabilmente pronunciata nel pomeriggio.

Niccolò Ghedini, difensore storico di Berlusconi, ha aperto la propria arringa affermando che “Questo è un processo vissuto sempre sul filo della prescrizione, come se si dovesse prescrivere un giorno per l’altro”. E soprattutto “Manca nel tessuto della sentenza un elemento probatorio che Berlusconi possa aver partecipato al reato proprio’”.

Molta attesa era riservata anche all’arringa finale, affidata al professor Franco Coppi, specialista nei procedimenti della Cassazione. “Ci aspettavamo l’assoluzione di Berlusconi fin dal primo grado” – è uno dei passi principali del suo intervento, in cui poi ha aggiunto che nel processo “c’è stato un rigetto immotivato delle richieste difensive. La sentenza d’appello è caratterizzata dal pregiudizio“.

Coppi ha proseguito puntualizzando che “Nessuna prova è stata raccolta su ingerenze di Berlusconi nella gestione di Mediaset dal ’95 ad oggi”. Ha concluso la propria esposizione con queste parole: “Chiedo che la sentenza venga annullata, perché il fatto così come prospettato in mancanza di una violazione di una specifica norma antielusiva non è reato, è penalmente irrilevante”.