Venerdì sono arrivate le paroli, forti, di Silvio Berlusconi: “Se decado da senatore cadrà anche il governo”. La nuova offensiva del Cavaliere, però, ha trovato molte voci contro. Da Franceschini a Beppe Grillo, i cori si sono levati e si sono fatti sentire in modo prepotente.

Dal Partito Democratico il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, rilancia: “Il ricatto di Berlusconi va respinto al mittente a stretto giro di posta – ha detto - non violeremo mai le regole dello Stato di diritto per allungare la durata del governo”. Un monito arriva anche dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei: “Se una cosa va sempre evitata è quella di personalizzare il conflitto. La salvezza non va attesa da singole personalità, a qualsiasi schieramento appartengano”.

Parole forti anche da parte del premier Enrico Letta (“Nessun margine, separazione tra piano politico e quello giudiziario è necessaria”) e il sindaco di Firenze Matteo Renzi (“In qualunque Paese civile un leader condannato in via definitiva va a casa”), ma è Beppe Grillo (foto by InfoPhoto) a fare la voce grossa: “Io sono stanco. E’ stata una giornata particolare quella di ieri – scrive il leader del Movimento 5 Stelle sul proprio sito - in cui la coppia Violante&Napolitano ha forse trovato il cavillo mancante per salvare un pregiudicato con il rinvio della legge Severino alla Corte Costituzionale. Una legge che impedisce a chi ha condanne superiori a due anni di sedere in Parlamento. Violante, lo smemorato del processo di Palermo, è alleato di Berlusconi da più di un ventennio, a che titolo nessuno lo sa. Io sono stanco di essere gandhiano, di osservare leggi fatte per favorire i delinquenti”.