La corte d’appello di Milano ha confermato la condanna nei confronti di Silvio Berlusconi a 4 anni per frode fiscale, comminata in primo grado nel processo sui diritti Mediaset. Confermata anche la condanna a 5 anni d’interdizione nei pubblici uffici. La difesa ricorrerà in Cassazione. Confermate anche l’assoluzione per Fedele Confalonieri, la condanna a 3 anni per il produttore americano Frank Agrama, ritenuto il socio occulto di Berlusconi nella frode, e le condanne agli ex manager Mediaset Daniele Lorenzano (3 anni e 8 mesi) e Gabriella Galetto (1 anno e 2 mesi). Dei 4 anni inflitti all’ex presidente del Consiglio, 3 rientrano nell’indulto. I condannati dovranno anche versare in solido 10 milioni di euro all’Agenzia delle entrate, a titolo di risarcimento.

Su questo processo tuttavia pende una decisione della Corte costituzionale, attesa a giugno. La difesa di Berlusconi aveva sollevato un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, in relazione alla mancata concessione del legittimo impedimento a presentarsi ad un’udienza, chiesto dalla presidenza del Consiglio nel 2010. La difesa aveva anche chiesto un rinvio della sentenza d’appello per attendere la decisione della Consulta, ma questa richiesta era stata respinta. Se la Suprema Corte accogliesse questo ricorso, verrebbero annullati tutti gli atti del processo posteriori a quell’udienza del 2010. In tal caso i reati contestati andrebbero in prescrizione.

L’avvocato principale di Berlusconi, Niccolò Ghedini, ha commentato a caldo: “Una pessima sentenza. Avevamo la consapevolezza che sarebbe andata così. Ne eravamo certissimi. Non sono stati ascoltati molti dei testimoni che avevamo presentato, e soprattutto la Corte d’appello non ha voluto attendere la Corte costituzionale. Confidiamo nella Corte di Cassazione e nella Corte costituzionale”. Ghedini ha inoltre dichiarato all’Ansa: “La forza della prevenzione è andata al di là della forza dei fatti”.