La Cassazione ha depositato le motivazioni della sentenza con cui il 1° agosto ha condannato definitivamente a quattro anni per frode fiscale Silvio Berlusconi nel processo Mediaset.

L’intero collegio giudicante figura come estensore della sentenza e non, come d’uso, il solo relatore. Il dispositivo è firmato quindi da Amedeo Franco, Claudio D’Isa, Ercole Aprile, Giuseppe De Marzo e il presidente Antonio Esposito.

La corte scrive che nel complesso documento di 208 pagine che “Silvio Berlusconi fu ideatore del meccanismo del giro dei diritti che a distanza di anni continuava a produrre effetti (illeciti) di riduzione fiscale per le aziende a lui facenti capo in vario modo”.

L’ex presidente del Consiglio, proseguono i giudici, “conoscendo perfettamente il meccanismo, ha lasciato che tutto proseguisse inalterato, mantenendo nelle posizioni strategiche i soggetti da lui scelti e che continuavano a occuparsi della gestione in modo da consentire la perdurante lievitazione dei costi di Mediaset a fini di evasione fiscale”.

Nel testo della sentenza (foto by InfoPhoto) si sottolinea “L’assoluta inverosimiglianza dell’ipotesi alternativa che vorrebbe tratteggiare una sorta di colossale truffa ordita per anni ai danni di Berlusconi da parte dei personaggi da lui scelti e mantenuti nel corso degli anni in posizioni strategiche”.

Tali personaggi, prosegue la sentenza, sono stati “mantenuti sostanzialmente nelle posizioni cruciali anche dopo la dismissione delle cariche sociali da parte di Berlusconi e in continuativo contatto diretto con lui”. Di conseguenza “la mancanza in capo a Berlusconi di poteri gestori e di posizione di garanzia nella società non è dato ostativo al riconoscimento della sua responsabilità“.

I giudici della Cassazione infine, riferendosi al percorso dei diritti televisivi in questione, rimarcano come i loro colleghi della corte d’appello abbiano “individuato le caratteristiche di meccanismo riservato direttamente promanante in origine da Berlusconi e avente, sin dal principio, valenza strategica per l’intero apparato dell’impresa a lui facente capo”.

Il collegio giudicante della suprema corte definisce nella stentenza il meccanismo dell’acquisizione dei diritti tv “un gioco di specchi sistematico, che rifletteva una serie di passaggi privi di giustificazione commerciale. Ad ogni passaggio, la lievitazione di costi era imponente”.