Oggi (ma non è escluso che la sentenza possa arrivare nei prossimi giorni) potrebbe decidersi il destino politico, nonché giudiziario, di Silvio Berlusconi e forse anche quello dell’Italia. Infatti la prevista sentenza della Cassazione, a Roma, sul ricorso contro la condanna inflitta dal Tribunale di Milano al Cavaliere a 4 anni di reclusione e 5 d’interdizione dai pubblici uffici potrebbe avere, come molti temono e molti altri desiderano, serie conseguenze sulla tenuta del Governo.

Nel caso in cui la suprema Corte dovesse confermare il giudizio d’appello, il Senato dovrebbe votare per prendere atto della sentenza e dichiarare la decadenza della carica da senatore di Berlusconi. Poiché tre dei quattro anni di reclusione sono depennati dall’indulto del 2006, è quasi impossibile che il leader del Pdl finisca in galera per scontare l’anno rimanente, data l’età superiore ai 70 anni; con ogni probabilità gli verrebbero comminati gli arresti domiciliari.

Ma resta l’interdizione. E qui c’è il nodo politico della vicenda. Non è ancora chiaro quali saranno le mosse di Pd e Pdl. Sia lo stesso Berlusconi che gli altri principali esponenti del proprio partito hanno ripetutamente dichiarato che non toglieranno l’appoggio all’esecutivo di Enrico Letta. D’altra parte nei giorni scorsi sono circolate ipotesi di dimissioni in massa dei parlamentari Pdl, ma senza reali conferme. A parole anche il Pd fa sapere che non ci saranno ricadute sul Governo. Tuttavia il capogruppo al Senato, Luigi Zanda, in un’intervista al quotidiano La Stampa, dice che “Abbiamo già assistito all’occupazione di un palazzo di giustizia e a reazioni di fatto eversive. Di fronte ad atteggiamenti così, non potremmo che prendere atto del venir meno di elementi di principio comuni“; significa che farebbero saltare una maggioranza che sopportano a fatica. Di fronte all’affilarsi dei coltelli, dall’una e dall’altra parte, Letta afferma, olimpicamente tranquillo: ”Non ho paura. L’Italia e’ più stabile di quanto ci si aspetti”.

Ma la Cassazione potrebbe anche decidere di annullare la condanna, del tutto o in parte, oppure disporre un nuovo processo. Ricordiamo che nel processo, in entrambi i gradi, i giudici hanno ritenuto Berlusconi colpevole di una frode fiscale dell’ammontare di 7,3 milioni di euro relativamente all’acquisizione di alcuni diritti televisivi da parte di Mediaset nel 2002 e 2003. Una delle principali tesi difensive punta sul fatto che l’ex presidente del Consiglio, non ricoprendo in quegli anni alcuna carica amministrativa nella società, non potrebbe rispondere di una dichiarazione dei redditi per la quale il funzionario che l’ha firmata non è imputato nel processo.

Un’altra ipotesi potrebbe essere il rinvio della sentenza. Nei primi giorni di agosto scadrà il termine di prescrizione per i reati contestati e riferiti al 2002.