Ennesimo colpo di scena nella vicenda dell’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese assassinata nella notte tra l’1 e il 2 novembre 2007 a Perugia. Il sostituto procuratore generale della Cassazione, Luigi Riello, ha infatti chiesto l’annullamento della sentenza della Corte d’assise di Perugia che, in secondo grado, nell’ottobre del 2011, aveva assolto Amanda Knox e Raffaele Sollecito dalla condanna a 25 e 26 anni di carcere, chiedendo così che sia accolto il ricorso presentato dalla Procura generale di Perugia e dai familiari della Kercher.

Durante la sua requisitoria, il sostituto pg Luigi Riello ha usato parole durissime circa la sentenza d’appello: “In questo processo il giudice di merito ha perso la bussola. Il collegio di secondo grado ha frantumato gli elementi indiziari”, parlando poi di un atteggiamento snobistico dei giudici d’appello nel “banalizzare” la sentenza di condanna in primo grado.

Secondo Riello, la sentenza di assoluzione è un “raro concentrato di violazioni di legge e un monumento all’illogicità, una sintesi approssimativa e superficiale che non corrisponde alle problematicità delle motivazioni di primo grado, finendo per riconoscere una sorta di immunità antropologica e sociale degli imputati rispetto a un delitto così orribile, che potrebbe essere stato commesso da un diseredato man non da due persone per bene come loro. Ci sono tutti i presupposti perché non cali il sipario su un delitto sconvolgente di cui per ora resta come unico condannato Rudy Hermann Guede, di volta in volta lombrosianamente indicato come ladro, delinquente, sbandato: nemmeno lui reo confesso, giudicato da un’altra Corte, riconosciuto colpevole di concorso in delitto, forse in compagnia di ectoplasmi”.

Il sostituto procuratore ha anche difeso il lavoro della scientifica, alla base dell’assoluzione di Sollecito e della Knox in appello: “Non è congruo imputare tutto a questi pasticcioni della scientifica, che non sono brigadieri che giocano a fare il piccolo chimico, ma un reparto altamente specializzato che ha adottato nel suo lavoro tecnologie d’avanguardia”. Secondo Riello, le perizie della scientifica “non si possono buttare a mare. Peraltro, in tutte le tracce di sangue c’era il DNA di Amanda”.

Amanda Knox (foto by InfoPhoto), appunto. La pubblica accusa sottolinea le anomalie comportamentali dell’americana durante quella tragica notte, in particolare la telefonata che fa alla madre a Seattle, in America, nel cuore della notte. “In quel momento il cadavere di Meredith non era ancora stato ritrovato. Che necessità c’era di svegliare la madre in piena notte?”. E ancora, la scelta di Amanda di farsi “una doccia fredda” immediatamente dopo il rinvenimento del corpo della sua amica.