Da subito, anche gli alibi di Amanda Knox e Raffaele Sollecito traballano. La studentessa americana, in un primo momento, giura di aver passato la sera e la notte a casa del fidanzato, poi ritratta: è scappata dopo aver sentito le urla di Meredith e non ricorda più nulla. Ha un vuoto di memoria. Sollecito, invece, dice di essere stato a casa sua, al telefono con il padre ma nei tabulati non c’è traccia della conversazione.

Insieme a Lumumba, il mostro della prima ora, vengono indagati, anche, Amanda e Raffaele. Quando l’ivoriano Rudy Guede entra nelle indagini, scattano le manette per i due fidanzatini. Amanda è accusata di aver sferrato il colpo mortale alla coinquilina, Raffaele di essere suo complice.

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, dopo aver abbandonato Meredith alla sua atroce agonia, i 3 gettano i 2 cellulari della ragazza inglese in una scarpata a poche centinaia di metri da via della Pergola 7, dove li ritroverà, il mattino successivo, la vicina di casa. Volevano evitare che qualcuno, chiamando Meredith e insospettito dagli squilli a vuoto, potesse andare a controllare cosa stesse succedendo alla villetta. Poi, Guede va a procurarsi un alibi in discoteca, Amanda e Raffaele a casa di quest’ultimo.

Il movente, secondo l’accusa, per i due fidanzatini, che si lasciano durante la carcerazione ma rimangono in buoni rapporti, è “erotico sessuale violento”. Una ridda di perizie, testimonianze, riscontri oggettivi e contestazioni porta, in primo grado, alla condanna di Amanda Knox a 26 anni e di Raffaele Sollecito a 25 anni.

Il processo d’appello si conclude il 3 ottobre 2011 con l’assoluzione di entrambi gli imputati per non aver commesso il fatto. Amanda viene condannata a 3 anni per calunnia nei confronti di Patrick Lumumba, già scontati e, quindi, immediatamente scarcerata insieme a Sollecito. La sentenza si basa su nuove perizie scientifiche non ammesse al processo di primo grado che scagionano i due ragazzi: quella sera non erano in via della Pergola 7, all’ora dell’omicidio. Non ci sono prove genetiche certe, il coltello indicato come arma del delitto aveva solo sbucciato patate e le impronte attribuite a Sollecito con compatibili con quelle di Guede.

Chi ha ucciso Meredith? La domanda sembrava destinata a restare senza risposta. Fino a oggi, 26 marzo 2013. La Cassazione, infatti, ha accolto il ricorso presentato dalla Procura di Perugia, presentato il 14 febbraio 2012 e dai legali della famiglia Kercher che non si rassegnano a lasciare impunito l’assassinio della figlia. La sentenza d’appello è stata annullata. Un nuovo processo s’ha da fare, in quel di Firenze.

Pare che Amanda Knox, ai tabloid americani abbia dichiarato che nonostante sia pronta a combattere questa nuova battaglia giudiziaria perché giustizia sia fatta, non si presenterà in tribunale. In caso di condanna, si provvederà di estradizione. Ai giudici italiani andata bene questa soluzione? Intanto, sulla testa della Knox pende un altro processo in terra italiana: il 15 novembre 2011 è stata rinviata a giudizio per calunnie nei confronti di alcuni poliziotti. La giovane americana avrebbe più volte accusato, anche durante il processo di primo grado, di essere stata percossa dagli agenti italiani mentre si svolgeva l’interrogatorio, prima del suo arresto. Rischia da 2 a 6 anni.

Link utili:
http://news.leonardo.it/processo-meredith-storia-lomicidio-della-studentessa-inglese-in-via-della-pergola
http://news.leonardo.it/processo-meredith-storia-patrick-lumumba-e-rudy-guede
http://news.leonardo.it/processo-meredith-cassazione-annullata-la-sentenza-dappello/