Dopo la requisitoria del pm Sangermano e Forno nel processo a Milano in merito alle serate ad Arcore, nelle quali Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti, sostiene l’accusa, si comportavano “come assaggiatori di vini pregiati” con le ragazze da presentare a Berlusconi per le “orge bacchiche” nella sua villa, sono stati chiesti sette anni per i tre, e 35 mila euro ciascuno.

“Questi signori – ha affermato il pm – hanno condiviso l’organizzazione del sistema che ha dato frutti e vantaggi a tutti”. Vantaggi economici anche “in danno, e sottolineo in danno, di Berlusconi. Oltre a questo Sangermano si è soffermato sulla “gravità dell’inquinamento probatorio. Il pm ricostruendo i ruoli che ciascuno degli imputati per induzione e favoreggiamento alla prostituzione, anche minorile, in relazione al caso Ruby, hanno avuto nel “sistema Arcore” ha affermato che “è Fede che porta Ruby ad Arcore. Da quel momento in poi Mora si prende cura della minore. Sempre il pm descrive il tutto come “un apparato militare quello che si scatena per salvare e accudire il soldato Ryan che è Ruby“.

Per i due pm a Villa San Martino il “bunga bunga non è un parto della torbida mente dei magistrati, ma è il contesto della attività prostitutiva” in cui “le vergini venivano date in pasto per la loro ambizione e i loro interessi” ha spiegato il pm Forno ricordando le parole con cui Veronica Lario aveva annunciato di volere chiedere il divorzio da Berlusconi.

Non si è fatta attendere la reazione dell’ex premier che ha commentato tutto quello detto dal pm come “argomentazioni lontane dalla realtà”. Ricostruzione respinta anche dalle difese e da Mora, che fuori dall’aula ha detto di non essere “la persona descritta” dai pm”.

Silvio Berlusconi ha dichiarato: “Le argomentazioni utilizzate dai pm milanesi, in relazione a quanto sarebbe accaduto nella mia casa, sono quanto di più lontano dalla realtà sia possibile immaginare. La fantasia dell’accusa appare davvero senza confini e si spinge a una patologia giuridica che non può che destare indignazione e preoccupazione. Sono certo – conclude Berlusconi – che la forza della verità dimostrerà la totale infondatezza di tali incredibili e inaccettabili ricostruzioni”. Il suo avvocato Niccolò Ghedini: “A casa del presidente Berlusconi mai si sono verificati accadimenti quali quelli narrati. Tutti i testimoni non solo hanno escluso qualsiasi attività prostituiva, ma anche che si siano verificate situazioni volgari o illecite”.