Siamo arrivati alle battute finali della macabra telenovela ‘Delitto in casa Misseri‘? Probabile. L’unica certezza, al momento, sono le condanne chieste dalla Procura di Taranto: ergastolo per Sabrina Misseri, indicata come assassina della cugina Sarah Scazzi, 15 anni, e per sua madre, la sfinge, Cosima Serrano. Per il padre, Michele Misseri, l’uomo dalle mille ritrattazioni, 9 anni per soppressione di cadavere.

L’omicidio di Sarah Scazzi risale al 26 agosto 2010. La ragazzina era attesa dalla fraterna cugina Sabrina per andare al mare con una terza amica. La piccola Sarah, a quell’appuntamento, non è mai arrivata. Dal giorno della scomparsa al ritrovamento del cadavere, in un pozzo nelle campagne avetranesi, passano 40 giorni durante i quali, Sabrina, estetista non proprio belloccia, con velleità televisive, imbastisce una sorta di Grande Fratello a suo uso e consumo, per trovare Sarah, presentandosi davanti alle telecamere costantemente in lacrime, stando sempre accanto alla mamma di Sarah,  zia Concetta, negli appelli in tv, concedendo interviste a qualsiasi settimanale.

Nell’arco dei 40 giorni qualcosa non quadra agli inquirenti e lo show costruito da Sabrina comincia a scricchiolare. Il primo a crollare è proprio il padre, Michele Misseri che si autoaccusa di molestie sessuali nei confronti della nipote e confessa di averla strangolata perché non rivelasse le sue avances. Nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 2010, quasi in diretta su Chi l’ha visto?, l’agricoltore di Avetrana accompagna le forze dell’ordine al pozzo dov’è sepolta Sarah. Ancora una girandola di accuse, interviste, lacrime, smentite e il padre punta il dito contro la figlia. E’ stata lei, è stata Sabrina. Il circo mediatico non si ferma. Telecamere a caccia di testimoni, vanno bene anche quelli che hanno sentito solo un sospiro.

Ricostruzioni dal vivo, esclusive, plastici, lettere scritte e recitate in diretta e in differita. Michele esce dal carcere mentre ci entra Cosima. E l’obiettivo è sempre lì, a seguire ogni loro passo. Una delle scene peggiori è l’arresto di Cosima, con la folla che le grida “assassina, assassina”. Si parla di processo mediatico, dove, sul banco degli imputati, vengono messi al pubblico ludibrio confidenze e aspirazioni, diari adolescenziali e segreti inconfessabili, per i quali si potrebbe, anche, uccidere, in una sorta di Peyton Place nostrana. Fino alle pesanti richieste di oggi.

Secondo il procuratore aggiunto di Taranto, Pietro Argentino, Sabrina avrebbe ucciso Sarah “per motivi abietti”, perché non sopportava le umiliazioni pubbliche a cui la sottoponeva la cuginetta, ingenuamente. Nel momento del delitto, probabilmente l’ennesimo scatto di rabbia, questa volta degenerato, secondo alcune intercettazioni ambientali, sarebbe intervenuta, anche, Cosima, ad aiutare la figlia, nonostante non ne condividesse lo stile di vita, come ha precisato la sorella, e madre della vittima, Concetta. “Ho sempre detto che il movente della gelosia di Ivano non mi convinceva, che c’era qualcosa di losco”. Il pm Mariano Buccoliero, invece, ha sostenuto la tesi secondo la quale a gettare il cadavere di Sarah nel pozzo in Contrada Mosca, siano stati in tre: Michele Misseri, il fratello Carmine e il nipote Cosma.

Attendiamo la prossima, triste, puntata.