Gaffe di Michele Misseri (foto by infophoto) durante l’ultima udienza nella quale l’uomo ha continuato ad assumersi la piena responsabilità dell’omicidio di Sarah Scazzi. Dopo aver descritto per l’ennesima volta lo svolgersi degli eventi di quella giornata, l’uomo si lascia scappare un plurale che lo contraddice irrimediabilmente: ”Ho preso i vestiti di Sarah dopo aver gettato il cadavere nel pozzo quando ce ne siamo andati“.

Non è mancata poi la solita pantomima alla quale ci ha tristemente abituati: durante la sua testimonianza in corte d’Assise, mentre il pm Mariano Buccoliero cercava tra i verbali il contenuto di una intercettazione, Misseri di sua sponte ha tirato fuori dalla tasca della sua giacca una corda e si è alzato per mimare la scena dello strangolamento della nipote. Subito bloccato dal Presidente Rina Trunfio, ha ripreso a rispondere pacatamente alle domande dell’accusa.

I dettagli raccontati, però, ancora non tornano e sono ad ogni interrogatorio più lontani da quelli raccontati nei giorni immediatamente successivi l’arresto: aumentano i “non ricordo”, cambiano le versioni su come si era sbarazzato delle scarpe infradito della ragazza, sulla telefonata fatta al fratello Carmine e avvenuta nel pomeriggio di quel 26 agosto e, troppo spesso, appaiono questi ambigui plurali.

Di fronte al pm Mariano Buccoliero e al procuratore aggiunto Pietro Argentino che continuano a far notare tutte le contraddizioni del caso, e davanti alla madre della vittima, Concetta Serrano Spagnolo, il contadino di Avetrana è sbottato urlando: ”Voi non volete la verità, la verità la voglio solo io per quella poveretta. Io l’ho ammazzata una volta, ma voi chissà quante volte la state ammazzando“.